I Low si esibiscono al teatro Antoniano di Bologna e, con le loro opere ampie ed estetiche, creano un incantesimo brutalmente bello.

L’album Double Negative dei Low è stato dichiarato da alcuni critici come il capolavoro dei loro 26 anni di carriera, ma come faranno a ricreare il suono del loro disco più avventuroso fino ad adesso, un prodotto di sperimentazione, un trionfo materico costruito con droni dolorosi, sibilo statico grezzo, rumori laceri e fruscii di bassi elettronici vorticanti live in concerto? Questo è quello che si sono chiesto forse la maggior parte degli spettatori prima di varcare la soglia del teatro Antoniano di Bologna, dove i Low si sono esibiti sabato 6 aprile 2019.

L’impassibile chitarrista e cantante Alan Sparhawk, la batterista e cantante Mimi Parker e il bassista Steve Garrington aprono le porte del live con Quorum, in cui eseguono il lavoro di tre chitarre contemporaneamente con accordi densi e sfocati, una melodia fragile e feedback brulicanti. Segue Always Up, il cauto, ottimista centrotavola di Double Negative, con un tenero tocco di soffici tom, distorsioni e armonie così ravvicinate da sembrare fissate con il velcro. Mescolano Double Negative alle le loro opere più ampie ed estetiche, eseguendo selezioni dai loro precedenti 11 album creando un incantesimo brutalmente bello. Si esibiscono davanti a un pubblico silenzioso e attento nell’ombra di un teatro poco illuminato, un set avvolto nell’atmosfera. “Low get lower”.

Pochi artisti hanno una linea diretta con la paranoia, disagio e dolore come questi irrequieti abitanti del Midwest. La confusa dolcezza delle voci intuitivamente interconnesse di Sparhawk e Parker è come una zattera di salvataggio su cui aggrappare la speranza in un mare di disperazione, frustato dai venti di Tempest, battuto dal blues monocromatico di Always Trying To Work It Out.

Ciò che i Low scelgono di lasciare fuori dai loro accordi rigorosamente selezionati dà ancora più potenza a ciò che decidono di inserire. Il passaggio strumentale di Do You Know How To Walt? viene preso su una corda di chitarra da rapidi movimenti prima di salire quasi impercettibilmente in un crescendo che fa vibrare il pavimento.

Double Negative arriva dopo una serie di record importanti che sono durati per più di un decennio. Non si vorrebbe arrivare alla fine, eppure il numero di chiusura non potrebbe essere più perfetto. “Finiremo con qualcosa di più positivo”, afferma Sparhawk, “si tratta dell’amore eterno”. Nel mondo intenso e sepolcrale dei Low, questo significa Sunflower, prima traccia del loro capolavoro del 2001, Things We Lost In The Fire: una canzone che inizia con la scoperta del corpo senza vita di una persona cara e si conclude con un incantevole omaggio floreale alla notte.