I Love Trap catturano le emozioni umane più primitive e provano a raccontarle

Si chiama Love Trap il nuovo progetto di Stefano Isaia e Marco Spigariol, due artisti conosciuti della scena garage/punk underground italiana ed europea che, dopo aver deciso di riunirsi ed improvvisare in un vecchio appartamento nella periferia di Torino forniti solo di un paio di sedie, un piano disastrato, una chitarra e qualche percussione, hanno prodotto un flusso di musica durato 8 giorni da cui sono state incise 8 canzoni che sono dichiaratamente un omaggio alle loro influenze musicali più radicate e che rispecchiano il loro attuale gusto musicale, classico e contemporaneo al tempo stesso.

Nasce così l’album di debutto Rosie uscito lo scorso 8 marzo 2019 per la Wild Honey Records, inzuppato di malinconia e costante ricerca di equilibrio tra l’amore, la sua perdita ed il rimpianto che sono, come li ha definiti Delaney Davidson, i temi classici qualche volta sconosciuti da sembrare persi; forse solo un po’ assonnati in Another Day Another Sin ma in attesa di una sorta di mite benedizione, e senza dubbio real country rock in Huckleberry  Finn, palesemente ambientata in una sceneggiatura con le camicie a quadri e con le birre gelate sul tavolo, train movement nelle vicinanze compreso, che ci porta a Rosie, l’intima ballata dal tocco perso ed hawaineggiante, in fondo pigro.

Con There She Blows si affaccia la virata leggermente punk dell’album e un bell’intro di chitarra elettrica, tutt’altra atmosfera invece per On The Corner, la poetica ballad contiene il sapore dell’ultima canzone, quella che suggerisce la fine della serata e la chiusura del locale.

Non mancano disseminati suggerimenti dal sapore un po’ pinkfloydiano, a tratti circensi ed anche blues, ma la carrellata si chiude con And I Fall Apart, di stirpe anglofona, artigianale, dà l’idea di un’esecuzione da e per amici, un tocco fiabesco che confeziona l’intento del duo, e cioè catturare le emozioni umane più primitive e provare a raccontarle.