Flowers of Evil II, un’ipnotica esperienza d’ascolto
In un mondo sospeso tra spiritualità e rivoluzione, Lina Filipovich ci invita a un rituale sonoro che trascende il tempo e lo spazio. Flowers of Evil II si presenta come un viaggio attraverso una mitologia sonora profondamente personale, un’alchimia di frammenti techno, texture ambient oscure e psichedelia dub, che si sviluppano come un rito invisibile, coinvolgente e in continua evoluzione. Questo nuovo capitolo si configura come un’eco delle prime esplorazioni elettroniche di Ruth White e Suzanne Ciani, reinterpretate attraverso una lente temporale, simbolica e sensoriale propria.
ipnotica, in cui la ripetizione e le sottili variazioni diventano il rituale stesso, guidando l’ascoltatore in un viaggio di emancipazione e conoscenza.
Con un approccio che unisce musica, arte visiva e pratiche tessili, Lina Filipovich ridefinisce l’immagine di Lucifero come simbolo di autonomia e rivolta, in un mondo allucinatorio che mescola spiritualismo, femminismo e pensiero anarchico. Un rituale sonoro per esplorare le profondità della propria mitologia interiore.
Il rituale della Filipovich si apre con Broken Bell, un brano in cui il suono luminoso e lampeggiante dei synth si dipana in onde di bassi frammentati, creando un’atmosfera avvolgente e inquietante. Questa prima tappa del viaggio musicale si caratterizza per una texture opprimente e misteriosa, che immerge l’ascoltatore in un universo sonoro carico di tensione e suggestione, annunciando un’esperienza intensa e coinvolgente.
Proseguendo con Obsession, la nostra artista si immerge in una forma di dub techno quasi irriconoscibilmente astratta. Mentre una ritmica imponente plasma l’ambiente circostante, le celestiali melodie ascendenti dei synth tracciano un percorso sonoro che guida l’ascoltatore in territori inesplorati. La traccia, dal forte impatto mentale e con una ballabilità discutibile in ambito club, si distingue per la sua capacità di coinvolgere a livello più intimo e contemplativo, dimostrando una maturità sonora e un’attenzione alle atmosfere che vanno oltre le convenzioni del genere.
In Magnetic Horror, un pattern ossessivo guida l’andamento della traccia attraverso suoni che sembrano anestetizzare il tempo stesso. Nonostante synth acidi e barricate di parti ritmiche creino un muro di suono ipnotico, la composizione evoca continuamente intensi stati meditativi, immergendo l’ascoltatore in un viaggio sonoro che oscilla tra ossessione e introspezione.
Flowers of Evil II si conferma come la prova tangibile che il progetto di Lina Filipovich va ben oltre un singolo album, rivelando un universo ricco di suggestioni e possibilità ancora da esplorare. Si tratta di un’opera che apre molteplici spunti di riflessione, invitando l’ascoltatore a immergersi in un viaggio di scoperta personale e di rinnovata consapevolezza. Con questo nuovo lavoro discografico, l’artista dimostra una maturità artistica crescente, consolidando la propria identità in un dialogo tra spiritualità, rivoluzione e arte sensoriale. L’album si rivela così un ascolto straordinariamente coinvolgente e stimolante, capace di unire profondità e piacere in un’esperienza sonora che lascia il segno, invitando a un ascolto meditato e attento.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
