Sleep Concert Slightly Blue, un altrove nascosto tra le pieghe del sonno
Ascoltare Sleep Concert Slightly Blue significa immergersi in un viaggio sonoro sospeso tra sogno e realtà, dove delicate texture eteree si mescolano a momenti di più ruvida introspezione.
Il nuovo album dei Late Tear, duo formato da Luca Formentini e Tiberio Faedi, non è solo una collezione di tracce ambient, ma un’esperienza immersiva pensata per accompagnare l’ascoltatore nel regno del sonno e della quiete più profonda.
Un omaggio alle radici dell’ambient, un invito a perdersi nel tempo sospeso e a scoprire ciò che si cela oltre il sogno, in un equilibrio sottile tra pace e inquietudine. Un’opera che, come un concerto notturno, si dipana lentamente, rivelando risonanze di un’arte che mira a trascendere il presente e condurci in un altrove nascosto tra le pieghe del sonno.
L’album è composto da tre brani: Tyger, Tyger, Burning Bright, In What Distant Deeps or Skies e And When Thy Heart Began to Beat. Tutti e tre i titoli sono tratti dal poema The Tyger di William Blake. È il cantore ideale per una notte di totale perdita di coscienza, anche attraverso una musica che ha l’ambizione di spingersi un po’ più in là, oltre il sogno.
In apertura, Tyger, Tyger, Burning Bright Pt. 1.2 si dipana attraverso le chitarre che si muovono leggere, sfiorando le risonanze minime, libere di vibrare in un tessuto sonoro che abbraccia il silenzio come una componente fondamentale. Il suono si presenta privo di strutture rigide, creando uno spazio sensoriale aperto e fluido, dove ogni dettaglio può essere afferrato con cautela e attenzione. È un viaggio sonoro che invita all’ascolto attento, in cui il silenzio e le vibrazioni si intrecciano, lasciando spazio a una percezione sensoriale che si svela lentamente, come un mistero da esplorare con delicatezza e curiosità.
Ascoltando In What Distant Deeps or Skies 1.2, ci si immerge in un viaggio sonoro che evolve gradualmente, diventando più cupo e intenso. I toni si fanno più profondi e malinconici, mentre le chitarre, inizialmente dilatate e ambientali, si aprono a spiragli di luce grazie a melodie lente e avvolgenti. Crescendo e climax caratteristici si alternano a momenti di quiete, creando un senso di tensione e risonanza che cattura l’ascoltatore. Tuttavia, in questo paesaggio musicale ricco di emozioni, si celano spesso dettagli elettronici quasi impercettibili, sbuffi di suono che sembrano sussurrare tra le pieghe della composizione. È come fare una pausa durante un’escursione, rendendosi conto di quanti suoni silenziosi e sottili ci siano nascosti in quello che sembrava un semplice respiro di quiete.
In chiusura con And When Thy Heart Began To Beat, il duo dipinge un paesaggio sonoro impervio, quasi un cambio di prospettiva che si manifesta come un raggio di luce che penetra in una stanza in penombra. Questa crepa luminosa modifica il profilo di ciò che abita il suo interno, rivelando un spazio acustico sospeso nel tempo, dove tutto sembra dilatarsi fino a perdere ogni significato convenzionale. In questa dimensione sonora, i gesti si riverberano con una misura cangiante, mentre il fruscio e i riverberi si fanno elementi fondamentali, portati in primo piano come dettagli essenziali di un paesaggio astratto eppure profondamente intimo. Un viaggio sonoro che sfida le percezioni, invitando l’ascoltatore a immergersi in un mondo in continua mutazione, dove ogni elemento contribuisce a creare un’atmosfera rarefatta eppure carica di tensione emotiva.
Sleep Concert Slightly Blue è un disco che invita a una contemplazione profonda e meditativa, svelando a ogni ascolto nuovi strati di musica e sensazioni inaspettate. È un’opera che si dipana come un viaggio attraverso territori sonori sospesi tra sogno e realtà, creando un’atmosfera di tempo dilatato e quiete indispensabile per lasciarsi andare al sonno e scoprire ogni possibile altrove. La sua natura immaginifica lo rende adatto a chi cerca momenti di tranquillità autentica, a chi desidera immergersi in un mondo di introspezione e di risposte interiori. Un lavoro che trascende il presente, conducendo l’ascoltatore in un territorio sospeso, in cui le textures eteree e le vibrazioni sottili si combinano per creare un’esperienza sensoriale ricca di poesia e mistero. In questo senso, Sleep Concert Slightly Blue si configura come un invito a perdersi nel tempo, a scoprire ciò che si cela oltre i sogni e a lasciarsi guidare da una musica che, nella sua semplicità e profondità, apre le porte a un altrove nascosto tra le pieghe del sonno.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
