Arrival Vibrate, il tributo esoterico dei Larsen

Sulle basi del pensiero teosofico steineriano, in un certo senso potremmo considerare questo disco come un lavoro di sperimentazione connettiva. Una sorta di collaborazione che, trascendendo i limiti vita-morte, coniuga il lavoro di un’ensemble di musicisti con quello di un amico ormai defunto (nonché precedente collaboratore).

Il disco in questione è Arrival Vibrate (in uscita il 25 ottobre 2019 per Important Records), più nello specifico il diciassettesimo lavoro dei Larsen (formazione torinese attiva da quasi 25 anni nelle scene internazionali); un prodotto che nasce come tributo traendo origine dall’assenza fisica pur mirando ad esistere attraverso una forte presenza concettuale dell’amico Z’EV (pseudonimo di Stefan Joel Weisser) poeta, percussionista e performer audio-visivo statunitense. Arrival Vibrate si sviluppa in formato sonorizzazione sulle teorie musicali cabalistiche dello stesso Z’EV (racchiuse nel poema Rhythmajik) incentrate su fondamenti di numerologia e musica applicati agli usi pratici del numero, del ritmo e del suono. Studi interpretativi della qabbaláh ebraica per fare luce sulla semantica del numero per cui ad ogni lettera corrisponderebbe un valore numerico equivalente. Pertanto dalla traduzione delle parole scritte ne deriverebbero schemi sonori combinabili da utilizzare in rituali di guarigione o per altri meccanismi. Sulle basi degli studi di Z’EV, l’album sopracitato viene registrato e diviso in due esibizioni dello stesso live (in concomitanza dell’evento benefico del 13 marzo 2018 per Medici Senza Frontiere, presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino); una versione missata da Paul Beauchamp e un’altra modificata dall’artista visivo John Duncan.

Arrival Vibrate assume le connotazioni di una suite esoterica di matrice post-rock, racchiudendo in se un’attitudine sperimentale strutturata dall’incontro tra sintesi elettronica e improvvisazione analogica. Il lavoro prende le fattezze di un movimento che trae sostentamento dalle vibrazioni fisiche degli strumenti, le risonanze e i rumori percussivi simil-folkloristici, quasi a rievocare le sonorità di quelli che Z’EV definiva “strumenti auto-sviluppati”.

Lungo il percorso sonorizzato, il minimalismo atmosferico è animato dalle aperture chitarristiche avant-rock  e scosso dagli innumerevoli inserimenti ritmici per poi riassumere le connotazioni di un oscuro adagio ambient, di forte dilatazione, percussione matematica e design elettronico-sintetico.

Arrival Vibrate, in sostanza, è come una catarsi dronica che miscelandosi ad attitudini compositive neoclassiche, mantiene la struttura tipica di colonna sonora, toccando musicalità del tutto nord-europee e anti-mediterranee.

Questo lavoro si conferma come una vera e propria seconda collaborazione a seguito del progetto In V.Tro del 2011 tra i Larsen e lo stesso Z’EV. Rappresenta un luogo sacro dove ricordare un musicista straordinario e allo stesso tempo, un ritrovo simbolico e concettuale per la band torinese.

Un mezzo per poter continuare a lavorare e sperimentare insieme, a distanze fisiche del tutto anti-convenzionali.