L’urgenza comunicativa dei Lantern

I Lantern vengono da Rimini e sono Daniele, Sergio, Luca, Marco e Michael. Nell’estate del 2012 esce il loro primo Ep, Noicomete, per Twotwocats Bad Tapes. Dopo due anni pubblicano Diavoleria, il primo Lp. A quattro anni da Diavoleria, i Lantern son tornati con Ancóra, il nuovo album, uscito il 18 ottobre 2018 per To Lose La Track, Coward Records, Flying Kids RecordsControcantiFatty Liver records.

Iniziamo dalle origini. Quando avete iniziato a far musica, e con quale spirito? Cosa ha fatto nascere i Lantern?

Abbiamo cominciato a suonare attorno al 2009/2010, d’estate, a Rimini. All’inizio eravamo 5 ragazzi romagnoli che volevano fare punk, suonare duri e distorti con le chitarre elettriche. Avevamo già tutti altre band con altre persone, ma per un motivo o per l’altro abbiamo voluto suonare assieme: così sono nati i Lantern.

L’estate in riviera può essere un’esperienza davvero strana soprattutto se sei o ti senti un outsider e il mare e le discoteche non ti piacciono molto. Ricordo che alle prime prove, e dico questo per dare l’idea di quanto la maggior parte di noi non avesse assolutamente idea di cosa volesse dire suonare uno strumento, ricordo che canticchiavamo le melodie a Michael, il batterista, che invece sapeva suonare, le trascriveva su guitar pro5. Così è nata la prima canzone dei Lantern: un pezzo che poi, di fatto, non è mai uscito. Questo stile compositivo è in parte resistito, con le dovute evoluzioni, fino all’ultimo disco.

Raccontateci le canzoni del vostro ultimo album Ancora. Chi scrive i testi?

Molto semplicemente: Ancora parla di morte. Si può discutere sul grado di metafora che di volta in volta, in ogni canzone, la figura della morte assume, ma sempre di morte si tratta. Il motivo per cui il disco parla di morte è perché ne siamo perseguitati. Crescere ha significato, per alcuni di noi, avere a che fare con la morte in varie forme.

Il disco parla di sta roba qui: della morte e dello spettro come figura della vita. Per quel che riguarda i testi invece: li scrive quasi tutti Daniele, il cantante. Alcuni invece li scrive Sergio, il chitarrista.

Quanto c’è di autobiografico nelle canzoni dei Lantern?

I testi dei lantern sono autobiografici perché sono politici. E sono testi politici perché coinvolgono problemi irrisolti dell’esistere. Secondo me se un’autobiografia è qualcosa, direi che è soprattutto il racconto, lo svolgimento di un problema che fa resistenzaad essere interpretato.
Ci tengo a dire comunque che se nei testi dei lantern c’è del dolore o della tristezza questo non fa di noi delle persone necessariamente ferite o tristi: possiamo anche esserlo a volte, ma suonare ci da grande gioia e trattare certe tematiche rende suonare nei Lantern un operazione anche terapeutica.

Cosa ne pensate del panorama musicale in Italia in cui siamo attualmente? C’è spazio in questo Paese per band come la vostra?

Allacciandomi a ciò che ho appena detto sopra: il problema del pubblico è un problema che via via ci sta interessando sempre di meno. Questo per fortuna o per sfortuna…  Ancora non lo so.
Troviamo liberatorio vederci e suonare e scrivere questi pezzi e scrivere questi testi. Se condivisa ovviamente è una cosa ancora più bella. L’impressione però è che si faccia sempre di più per stare assieme che per coltivare un pubblico.

Quali sono i gruppi che vi hanno segnato in maniera particolare e da cui avete tratto maggiormente ispirazione nella creazione dei vostri dischi?

È banale dire che ognuno ascolta cose diverse, ma la risposta è questa qui.

Cos’altro vi ispira?

Abbiamo sempre trovato stimolante parlare di cinema. Dire che è un’ispirazione diretta potrebbe porre dei problemi come ad esempio dover spiegare In che senso parlare di cinema può influenzare una band a produrre un certo suono, una certa musica? Penso comunque che non sia sconsiderato dire che i discorsi che circolano all’interno di una band concorrono a generarne il suono. Detto questo quando siamo assieme in macchina, in saletta, ovunque, parliamo più di cinema che di musica.

Descriveteci il pubblico dei Lantern.

Provinciali dell’orsa minore.

Come vi preparate ad un live? Avete qualche rituale particolare?

L’unico rituale che ci piacerebbe rispettare è quello di fare delle prove. Rituale puntualmente disatteso. Per questioni di domicilio ci troviamo praticamente ogni volta direttamente davanti al locale.

A parte questo bere ci piace parecchio.

Quante aspettative avete da Ancora?

Molto poche!

Progetti futuri?

Vorremo fare un Ep. Ce lo siamo detti in macchina dopo un live e poi non ne abbiamo più parlato… Questo per dare la misura di quanta poca progettualità c’è al momento.