Il post-rock industrial psichedelico dei Kill Your Boyfriend

Eccolo qui, tra le mie mani, il disco dei Kill Your Boyfriend, il terzo della loro carriera denominato Killadelica. L’album ha visto la luce il 6 novembre 2020, e alle sue spalle si celano addirittura tre etichette che sanciscono un partenariato anglo-italico: Sister 9 (Uk), Little Cloud (Usa) e Shyrec (Italy).

Packaging nero cartonato, così come oggi vanno i dischi, ed un blu tenue di facciata: sembrerebbe di primo acchito una chiazza blu contemporanea simil-Monet, ed invece – in barba alla mia miopia – all’interno della copertina si riconoscono affreschi divini, con angeli dall’aureole infuocate. Chissà se è voluto questa sorta di autostereogramma!  (La grafica è a cura di Marta Muschietti)

I KYB sono il cantante e chitarrista Matteo Scarpa ed il batterista Antonio Angeli. Il duo si è formato a Venezia quasi dieci anni fa ed ha alle spalle due album ed una manciata di singoli ed Ep, incluso uno split con i compagni veneziani New Candys.

Da anni girano in lungo e largo l’Europa calcando i palchi con artisti come Zola Jesus, KVG, Civic Civic, Preoccupations e Zu. Sino a quando lo scorso inverno hanno pubblicato il singolo Elizabeth per la londinese Depth Records. L’uscita ha catturato l’attenzione della stampa indipendente europea e americana. Eccoci spiegato il connubio con l’etichetta britannica ed americana di cui sopra.

Venendo all’album. Non appena ho fissato il retro, mi son accorta che le undici tracks sono rinominate con un nome proprio femminile. Sentivo odor di concept album dietro l’angolo, ed invece, è il thema sotteso che le unisce tutte! Le tracce sono l’un diversa dall’altra.

Le storie trattano di personaggi accomunati da una vita piuttosto oscura e macabra. Nelle composizioni, infatti, si intrecciano serial killer mossi dai più disparati motivi: la sete di potere, lussuria miscelata a cupidigia sino alla più fremante vendetta. Continua dunque questa sinistra mania dei KYB, che da tempi ben più remoti narrano e cantano di omicidi, carnefici e vittime. (Ragazzi, tutto okay?)

Il sound rimanda a svariate band del genere, tra i tanti i The Soft Moon, i Suicide, i Sonic Youth, i Sisters Of Mercy, non che debbano per forza essere paragonati a qualcuno, chiariamo. Percepisco nei KYB una peculiarità tutta propria, quel brivido rugoso che scorre su tutto il corpo lasciandoti gelido, potrei definirli ‘freddezza caustica’.

Tuttavia il duo ha un savoir-faire latente, una sorta di affabilità che riesce a farti terminare l’intero disco senza skipparne un secondo, complici le melodie turgide e colme di psichedelia.

La chitarra delinea riff caotici insieme ai beat della gran cassa, tocca però alle modulazioni elettroniche del synth elevarli all’unisono tra una valanga di echi.

Killadelica è una crasi, composta dalla parola “Kill” (uccidere), verbo utilizzato anche nel loro aka, e ‘delica’ messa a mò di contrapposizione, quasi come un ossimoro vivente: la delicatezza di far psichedelia, ma sì, anche narrando di omicidi violenti. Un album idoneo a poter divenire must per gli amanti di post-rock, industrial e psycho!




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