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Locked Grooves: un inno alla libertà

La vena sperimentale e, a tratti, folle di Julians Sartorius si è esplicitata già una decina d’anni fa, quando la serie dei Beat Diary, uno per ogni mese del 2011 e pubblicati a cavallo fra il 2012 ed il 2013, ha messo in luce un progetto non solo duraturo nel tempo e caratterizzato da una costanza invidiabile, ma anche la capacità da parte dell’artista svizzero di reinventarsi costantemente in quello che era un progetto schematico.

Se i Beat Diary potevano sembrare un azzardo e forse fonte di ridondanza, a surclassarli nettamente ci pensa Locked Grooves, in uscita il 9 luglio 2021 per OUS. Partendo da un loop di 1.8 secondi, Sartorius crea un mondo infinto e mutevole, esplorando tutte le possibilità offerte dalle forme ritmiche, che si susseguono in forme mutevoli, tanto vigorose quanto flebili, toccando sfumature tonali e costruzioni inedite.

Il risultato di quello che, a conti fatti, non è un album ma una vera è propria esperienza è la nascita di ben 112 locked grooves o, guardando l’altra faccia della medaglia, un unico locked groove di 112 minuti.

Impossibile analizzare un lavoro simile track-by-track, così com’è difficile riuscire a stabilire i confini fra un loop e l’altro. L’album si presta ad una doppia chiave di lettura e può essere valutato sia nel momento, nell’attimo, nel singolo sussulto, provocato magari dall’inquietante ritmo minimale di Locked Groove 003 o dalle percussioni violente di Locked Groove 014, sia nella sua interezza, come un flusso sonoro inscindibile ed in continuo movimento.

Loops apparentemente slegati si fondono con il passare dei minuti in un’alchimia sonora eclettica e priva di schemi. Un inno alla velocità che richiama il Futurismo, la necessità di creare sbalzi umorali che spesso si presentano anche tra pezzi “vicini”, come dimostra l’organicità sintetica di Locked Groove 011 seguita dal caos senza appigli di Locked Groove 012.

Per quanto il singolo brano sia isolabile dal contesto generale in determinati casi, è nella sua interezza che va valutato un album come Locked Grooves, perché è proprio nella sua complessità che risiede l’esperienza d’ascolto.

Anche in questo caso, Julian Sartorius riesce a dar vita ad un’opera mutevole e in continuo cambiamento, nonostante un’organizzazione certosina che conferisce all’album un alone di apparente assenza di libertà.

Ma è proprio la libertà ad essere la grande protagonista di Locked Grooves: una volontà di indipendenza ed autodeterminazione che trasuda dai pori di ognuno dei 112 loops.




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