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The Night Dwells in the Day: a cavallo fra antico e moderno

Sembra uscito da un’altra epoca Jozef van Wissem, che con il suo liuto si fa cantore e bardo di suoni inevitabilmente legati all’immaginario Rinascimentale, ma modernizzati e riletti in chiave sperimentale da oltre vent’anni. Non fa eccezione nemmeno il nuovo The Night Dwells in the Day, in uscita il 19 gennaio 2024 per Incunabulum Records: sette brani per mezzora abbondante di musica in grado di mettere insieme il lato più classico e barocco dello strumento con il folk d’avanguardia, tenendo ben presente i riferimenti dei maestri del primivitismo americano e della drone music.

Ed effettivamente bastano i primi due brani del disco per ritrovarsi nel mondo sonoro di van Wissem, che ha l’indiscutibile merito di aver codificato uno stile riconoscibile e a tratti unico. Se l’opening strumentale The Devil Is a Fair Angel and the Serpent a Subtle Beast è in un certo senso il viaggio iniziatico che parte da una chiesa offuscata, è nella successiva The Call of the Deathbird che questa dimensione spirituale trova pieno compimento, complice la voce di Hilary Woods che accompagna le melodie spettrali del liuto con note vocali vicine alla tradizione della musica sacra, perfettamente bilanciata dal tono più oscuro dello stesso liutista.

Il fingerpicking di van Wissem riesce a coniugare l’innata tecnica con una forte dimensione atmosferica, pressochè indissolubile per l’intera durata dell’album. Costantemente in bilico fra antico e moderno, In Exile Here We Wander è un magistrale esempio di questa sua doppia natura: il pezzo parte come se provenisse direttamente da un manoscritto rinascimentale, ma si stratifica minuto dopo minuto con echi e riverberi. La versatilità dello strumento si intuisce anche dal paragone fra questo brano e il successivo, Slowly the Rays of Daylight Fade: il primo è una cavalcata che sfocia in un climax finale d’ampio respiro, mentre il secondo restituisce quell’atmosfera più morigerata e placida avvertita anche a inizio disco.

The Night Dwells in the Day non stravolge la discografia di Jozef van Wissem, ma è l’ennesima prova della tecnica e, soprattutto, del gusto del musicista olandese, che ha definito il liuto come “una parte del suo corpo” e non a caso: la fusione sonora ed emotiva tra lui e il suo strumento è pienamente percepibile anche in questo suo nuovo disco.



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