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Shiver è il nuovo disco di Jónsi, chitarrista e cantante dei Sigur Rós, pubblicato a distanza di dieci anni dalla sua prima prova solista dal titolo Go

È servito molto tempo per poter dare una forma se non ben definita, almeno abbozzata alle trasformazioni del compositore Jón Þór Birgisson, che è riuscito a far tesoro non soltanto delle difficoltà ma del tempo stesso evolvendo il proprio linguaggio, rendendolo maturo e calato nell’attualità. Shiver si presenta come un disco elettronico incisivo, che si muove tra industrial, pop e ambient dando vita ad un mix dall’identità stravagante ma unica.

Il disco, composto da undici brani sulla quale Jónsi lavorava già da parecchio tempo, si impreziosisce di due featuring di spessore: la voce eterna di Elizabeth Frase in Cannibal, Robyn nell’europop iperstratificato di Salt Licorice. Ma è grazie all’incontro e collaborazione con A.G. Cook che Shiver riesce a prendere piena forma, implementando le proprie possibilità espressive.

Se da un lato la sensazione nostalgica, calda e rassicurante, di avere a che fare con un membro dei Sigur Rós, e quindi la sicurezza di ritrovare in Shiver tracce di quel passato, di quelle sonorità ricercate e ben conosciute, dall’altro lato lo stacco dalla band e l’interazione con nuove realtà musicali, permette a Jónsi di esplorare nuove strade da percorrere che si manifestano in un’emotività differente, frammentata, che lo portano ad osare e a sperimentare, sfruttando con precisione ogni singola sfumatura sonora.

Ciò che colpisce maggiormente del disco è il complesso processo di costruzione delle sonorità che caratterizzano l’album e che lo abbelliscono di una potenza e un’audacia nuove: da un lato la leggera carezza dell’ambient-pop a cui siamo abituati, dall’altro lato la durezza selvaggia dell’inedito industrial.

Jónsi, come un viaggiatore senza tregua e senza riposo, si muove in modo frenetico tra le due sponde utilizzando per le sue pennellate sonore tutte le sfumature in suo possesso. Dai già conosciuti e familiari crescendo di Exhale, impreziositi dai classici vocalizzi alla “Sigur Rós”, passando all’elettronica di Cannibal e Shiver o al noise colorato di D&B di Wildeye. Non c’è angolo che non sia stato esplorato, non c’è nota, struttura o melodia che non sia stata sfruttata, rimaneggiata, unita ad altre.

Il disco si muove in ogni direzione anche a costo di sacrificare la narrazione e il testo per dar maggior enfasi ai virtuosismi sonori e di genere. Shiver non è il disco pop che ci si aspettava dato lo storico presentato con Go, ma la confusione, il mix di suoni e di generi, il coraggio di osare e di sbilanciarsi su toni inediti, fa parte del percorso di trasformazione e maturazione di Jónsi, che in questa matassa ingarbugliata riesce a dimostrare una propria identità, un punto zero dalla quale far spuntare nuove strutture musicali, nuovi equilibri, nuovi lavori.




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