Spieth amplia il suo vocabolario ambient-dub con Vestige
Vestige di Joachim Spieth è un’esplorazione sottile e raffinata del suono spaziale, un’opera che sfida le percezioni e svela la potenza nascosta nelle particelle sonore.
Tra avvolgenti atmosfere ambientali e dettagli influenzati dal dub, Spieth traccia un confine sottile tra forma e dissoluzione, tra movimento e immobilità. Un album che non solo ascolti, ma che invita a percepire, a rivedere e a immergersi in un paesaggio sonoro in continua evoluzione.
Vestige invita a scoprire come il suono, anche nella sua minima forma, possa riempire spazi infiniti.
Con questo nuovo album, Spieth amplia ulteriormente il suo vocabolario ambient-dub, sviluppato nelle opere recenti come Retrace, e lo si percepisce immediatamente ascoltando Residual. La prima traccia ci avvolge sin dall’inizio con la sensazione di trovarci sott’acqua in apnea, immergendoci in un tappeto ambient dilatato e manipolato attraverso tecniche di dubbing che generano pattern ripetitivi, sovrapposti a rumori ambientali in costante evoluzione. Questi elementi si intrecciano e si trasformano in modo naturale, creando un paesaggio sonoro ipnotico e coinvolgente.
Sulla stessa onda di Retrace, continua Remnant: un brano ambient-dub caratterizzato da un’atmosfera oppressiva e altrettanto pesante. In questa traccia, bassi profondi e frequenze basse arricchiscono il tessuto sonoro con dettagli minuziosi, mentre il rombo minaccioso e monotono crea una sensazione di vuoto che avvolge l’ascoltatore, intensificando la tensione dell’intera produzione.
Le profondità dei bassi e le melodie ipnotiche avvolgono la traccia successiva, Trace, un brano dal ritmo lento che suscita più inquietudine che un semplice cenno di assenso, creando un’atmosfera sospesa e carica di tensione.
Questo è un album che richiede attenzione e coinvolgimento, poiché si propone come un viaggio immersivo e meditativo. Non si tratta di un ascolto immediato, ma di un’esperienza che invita a penetrare nei dettagli sottili e nelle sfumature più profonde. Vestige si rivela come un’opera complessa e stratificata, capace di risuonare interiormente e di stimolare una riflessione continua sulla natura del suono e dello spazio. È un ascolto che premia la pazienza e la concentrazione, lasciando una traccia duratura nel cuore di chi si avventura in questo viaggio sonoro.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
