L’elettronica fuori dagli schemi di Ital Tek

La concezione della musica elettronica per Ital Tek è un ventaglio ampissimo che spazia da disco a disco. Attivo ormai da circa vent’anni, basta pescare a caso nella sua discografia per trovare spunti sempre diversi. Certo, permangono fili conduttori come quella passione per l’IDM pronta a emergere praticamente ovunque, talvolta in modo più evidente (Hollowed, 2016), in altri casi lasciando spazio ad altri suoni come nell’incursione UK Bass di Outland (2020). Ma anche una mai celata fascinazione per i suoni post-industriali, come testimoniano Bodied (2018) e Timeproof (2023), e soprattutto per la dubstep, primo amore del musicista inglese e cavallo di battaglia dei suoi lavori “giovanili” (Cyclical risale al 2008).

Una premessa necessaria a capire le coordinate di un percorso sonoro in evoluzione, dalle coordinate talmente difficili da prevedere che il nuovo Mind Abandon, in uscita il 15 maggio 2026 per Planet Mu, cambia ancora una volta le carte in tavola, risultando un vero e proprio inedito nella discografia di Ital Tek.

Un album che si presenta sin da un primo ascolto come fortemente introspettivo, sfiorando dinamiche ambient mai toccate precedentemente e allargando a dismisura quel concetto di elettronica “aperta” di cui prima avevamo accennato.

Processando la sua voce in pad e texture, sfruttando chitarra e percussioni, i dieci brani dell’album presentano via via diverse influenze: se la traccia d’apertura The Ice Is Thin vive di chitarra e tastiere e introduce l’atmosfera proprio verso quell’ambient prima evocato, nei pezzi successivi spazio tanto al post-industrial (Kill Switch) quanto all’incontro fra chitarra e Rhodes nella lunga e stratificata Undertow, che per costruzione ricorda il post-rock.

I tre brani piazzati nel finale sembrano riassumere gli sbalzi dell’intero disco: Misted si butta sulla pista da ballo sfruttando chitarra e un giro di basso urticante, Imagined Landscape torna su sentieri ambient sfoderando nella seconda parte addirittura echi dungeon synth, mentre in chiusura The Pull catapulta l’ascoltatore in un club berlinese di memoria EBM.

Con un finale del genere è evidente che Mind Abandon fa croce e delizia del suo coraggio, risultando forse il disco più eclettico di Ital Tek. Sintomatico scottarsi con così tanta carne al fuoco e la coesione complessiva dell’album ne risente; allo stesso tempo la sfrontatezza del musicista inglese lo premia a tal punto da dar vita ad alcune delle sue migliori tracce. Staremo a vedere cos’ha in serbo per il futuro.



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