In a Deep and Dreamless Sleep: il viaggio onirico dei Mint Julep

Da oltre dieci anni Keith e Hollie Kenniff, meglio noti come Mint Julep, presentano di album in album sonorità differenti e sfaccettate, pur senza allontanarsi da un sound riconoscibile basato su coordinate pop.

Dal dream pop/indietronica di Save Your Season (2011) al più recente synthwave di Stray Fantasies (2020), passando per il synthpop di Broken Devotion (2016), il duo ha sempre avuto la capacità di mantenere immacolato uno stile per nulla scontato.

In a Deep and Dreamless Sleep, in uscita il 19 marzo 2021 per Western Viny, prosegue in parte il discorso lasciato nell’album precedente, smussando le angolature pop in chiave onirica, come suggerisce anche la copertina, e riportando in auge sonorità dream pop e shoegaze da sempre presenti nelle sonorità del gruppo.

In apertura Rising evidenzia l’incursione in un mondo etereo, ricco di echi e sfumature, in cui è una voce sognante ad ergersi sugli strumenti, sapientemente amalgamati in modo di far risaltare l’insieme e non la singola parte.

Il sound spigoloso di Lure arricchisce il tessuto sonoro, immergendo l’ascoltatore in una prospettiva differente rispetto a quella ascoltata nei brani precedenti, mentre l’organicità della successiva Longshore Drift racchiude in sé una natura cosmica.

Impossibile non avvertire l’influenza dei Cocteau Twins in un brano come Pulse, così com’è evidente il richiamo all’ambient pop della prima Julee Cruise in Sleep, forse uno dei brani migliori dell’album.

In Shores c’è spazio anche per il clubbing, colonna portante di un brano che sfuma lentamente con il passare dei minuti. Chiude Westerly, che riprende in parte il discorso là dov’era iniziato.

In a Deep and Dreamless Sleep è il disco dream pop per eccellenza dei Mint Julep, che lasciano da parte per la prima volta sonorità parallele per dedicarsi quasi interamente ad un genere che padroneggiano sapientemente ormai da anni.

Il duo statunitense si mette in gioco per l’ennesima volta confezionando quello che non sarà il disco più eclettico della loro carriera, ma sicuramente il più compatto e coerente.




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