Il giro del mondo in quarantadue minuti con IKE e la sua compagnia di viaggio

La Terra vista da IKE

Il suo nome è Isaac De Martin ma si presenta al mondo della musica con il nome d’arte di IKE, solo tre lettere per un progetto, in realtà, lungo e soprattutto molto più numeroso. Si parla anche di quantità poiché per il suo debutto, IKE ha scelto di non essere ‘solo’, bensì di avere una densa compagnia.

Construction Site è l’album uscito il 10 maggio 2019 per IRMA Records, il disco del momento, o meglio che un disco di cui il nettare è proprio l’argomento più delicato di questo tempo. Sì, perché la compagnia di cui sopra è composta da sedici musicisti migranti provenienti da sette paesi diversi, per un lavoro complessivamente registrato tra Italia, Germania, Finlandia, Serbia e Bulgaria. Ed è di tutti questi luoghi il profumo di questo album, un mix perfetto che suona magnificamente.

L’art work della copertina di Construction Site, quale ‘messaggio d’apertura’, ben rappresenta questo intento cosmopolita di anime e suoni. Opera di Roberta Villa, un pianeta terra disegnato alla rinfusa con al centro una donna, il rosso, l’ocra, il nero e il verde, satelliti e aerei che la circondano.

Un pianeta esplorato dalle nove tracce del disco in tutti i modi possibili e immaginabili. Questo posto in costruzione e di costruzione passa attraverso la voce calda di Karla Stereochemistry nel pezzo d’apertura Flughafen, caldo e ritmato; attraversa i mari dell’elettronica a bordo di Auburn June, approda su terre baciate dal jazz e dal racconto con A Ballad to Mr. Forest, in cui IKE è deliziato dal timbro incantevole di Mabbasta Voodo. Si lascia andare sulle emozioni intense e un po’ R&B di Alice Vivian e dalla sua Mother Don’t Cry e termina il suo percorso con The Journey Into The Welcome, segnato da quella computer music, che sfida i club e le luci al neon.

Il giro del mondo in quarantadue minuti, un’ode al pianeta e alla fusione, alla celebrazione della vita e della musica come suprema arte di conoscenza e amore.