La genesi musicale e personale di Henrik Lindstrand

Henrik Lindstrand è un pianista e compositore svedese stimato e rispettato nella scena neo-classica contemporanea. Il 23 ottobre ha pubblicato su etichetta One Little Independent Records / Audioglobe, Nordhem, album che chiude la trilogia composta insieme a Leken (2017) e Nattresan (2019).

English

Nordhem is the chapter of your trilogy that is the closest to your memories (as also the album’s name suggests). There is a strong emotional feeling coming from the album that makes it shine more. Can you tell us the reason behind this choice? Did you decide to close this trilogy with an album like this one?

The idea of a trilogy slowly evolved along the way and I hadn’t planned for it in the first place. Leken and Nattresan felt almost like siblings as they were written back to back. They shared the same theme about going back to the roots, visiting places and memories from the past. However, last autumn I decided to write a final chapter and perhaps one could say that the compositions on Nordhem zooms in a bit closer and sums up the two first ones in a way. 

The emotional charge of the album is one of its peculiarities. Some songs are sorrounded by a veil of nostalgia, while other ones, like Jum-Jum, are more cheerful. Can you describe this song for us? Can you do a comparison with a melancholic song like Stora Huset?

I tend to have a melancholic tone in most of my music, but Jum-Jum was a bit different and more joyful and positive in its core. I started out writing the repetitive arpeggiated chord progression for the verse and recorded it for a while. I then worked on the melody on top of it, trying to find something very simple and melodic. I listened back to the completed verse and decided that I wanted to try a dynamic change for the chorus, almost like a pop tune. The song was probably the one that took the longest time to finish due to a lot of overdubs and different versions along the way, but it was really fun going in that direction as the music called for it. Quite opposite Stora Huset which was written and recorded very intuitively the same day.

One of the songs I enjoyed the most is Hallonlandet, and I think that it represents your great skills as a musician and composer. Can you tell us how this song was born?

Hallonlandet was also a composition that took a long time to finish. The slightly syncopated pattern came out of one of my long improvisations and I kind of liked that twisted rhythm. But the initial melody was way too complex and I spent a long time reworking it removing notes over and over. I ended up using a minimum of notes for the melody leaving it very fragile. Then I went back working on the structure for the whole piece, adding a few extra layers and a build towards the end. Happy to hear you like it!

Nordhem managed to tell a lot about yourself without the help of a voice nor words. Out of the 14 songs, which one is the track that you feel closer to you? Which song do you thing can describe you in a better way? And why?

It is a difficult question to answer as I see the album as a whole expression with each piece representing different nuances to the whole picture. The opener, Dungen might have a certain place in my heart though as it was the first one written for the album (initially for a different purpose) and ultimately lead to the decision of completing the trilogy with one last record.

Your music is very evocative and imaginative. If you could link it to a drawing, which one would it be? Who is the painter/artist that you can relate the most to?

Kasper Eistrup, the singer/guitarist and composer in Kashmir is also an incredibly talented painter. He generously let me use an excerpt from his painting “Leave the heat on for the kids” for my second album Nattresan. I think it embodies many of the nuances of my solo work and I find his work very inspiring.

Try to describe your life through three albums that were fundamental for your growth as a person and as an artist.

I heard Keith Jarrett´s -Köln concert as a young boy on my parents stereo. There was something spiritual and very forceful in the music that almost enchanted me. When I was told that the concert was improvised I just couldn’t believe it. He became an early hero- and has remained so. Abbey Road by the Beatles was another knockout musical experience when I was a little older around 12. I learned to play all the songs and was obsessed with them- especially the B-side. A third defining album could be Jazz på svenska with Swedish legendary jazz pianists Jan Johansson. It is made in the early 60´s but feels ever so fresh today. My trilogy is very inspired by the calm and poetic tone of that album.

In this period without concerts, try to imagine your dream gig. Choose a location (even unimaginable) where you would like to perform and why.

I was fortunate to play an outdoor concert in October in a quite newly built forest tower called Camp Adventure one hour drive south of Copenhagen. It is a beautiful giant sculptural tower that you can climb and we built a stage at the bottom of it. It was a magical experience and I think I’d like to do more concerts like that. In beautiful surroundings where nature and music can melt together.

 

Italiano

Nella trilogia per pianoforte recentemente conclusa, Nordhem è il capitolo più legato ai tuoi ricordi (come suggerisce anche il titolo dell’album) ed anche quello in cui si avverte una carica emozionale più accesa. Come mai questa scelta? Avevi già deciso di concludere la trilogia con un album con queste caratteristiche?

L’idea di creare questa trilogia è venuta in corso d’opera. Leken e Nattresan sono figli della stessa penna, dato che sono stati scritti in back to back. Condividono le stesse tematiche relative al riallacciarsi alle proprie radici, esplorare luoghi e memorie del passato. Comunque, lo scorso autunno ho deciso di scrivere un capitolo finale e probabilmente le composizioni di Nordhem hanno un focus un po’ più marcato e riassumono in un certo qual modo i primi due capitoli.

La carica emotiva è proprio uno dei pregi principali dell’album. Molti dei brani sono avvolti da una carica nostalgica, ma altri come Jum- Jum sono decisamente più allegri ed ariosi. Puoi parlarci di questo brano, magari mettendolo in relazione con uno più malinconico come Stora Huset?

Tendo a mantenere un tono malinconico nelle mie composizioni, ma con Jum-Jum è stato diverso: un brano che è gioioso e positivo fino in fondo. Ho cominciato scrivendo gli arpeggi e li ho registrati. Successivamente ho lavorato sulla melodia al di sopra di essi, cercando di trovare un qualcosa che fosse semplice e melodico. Riascoltando il brano, ho deciso di provare un approccio dinamico con il ritornello, quasi come se fosse un brano pop. Questa canzone probabilmente ha richiesto più tempo delle altre per essere terminata, dati i numerosi overdub e le versioni differenti che sono state create durante il processo di produzione, ma è stato davvero divertente cambiare opinione su come creare questo brano, perché è come se la musica stessa avesse bisogno di questo risultato. Un po’ l’opposto di Stora Huset, che invece è stata scritta e registrata in un solo giorno.

Fra i brani che ho più apprezzato c’è Hallonlandet, credo che metta in risalto le tue ottime doti da musicista e compositore. Ci parli della genesi di questo pezzo?

Hallonlandet è stato un altro brano che ha richiesto un po’ di tempo per essere ultimato. I pattern che si possono ascoltare sono il frutto di lunghe sessioni di improvvisazione, e personalmente mi intriga molto questo ritmo sincopato. La melodia iniziale, però, era troppo complessa e ho passato tanto tempo a lavorarci su, eliminando note una dopo l’altra. Alla fine sono riuscito ad utilizzare un set minimale di note per la melodia, rendendola molto fragile. Ritornando a lavorare sulla struttura del brano, ho aggiunto alcuni livelli e lavorato al finale. Mi fa piacere che abbia apprezzato!

Con Nordhem sei riuscito a raccontare tanto di te stesso senza utilizzare parole e voce. C’è qualcuno dei 14 brani che senti ancora più personale e “tuo” degli altri? Quello che pensi possa descriverti meglio. Se si, perché?

Una domanda molto difficile, dato che vedo questo album come un’unica forma espressiva, con ogni brano che rappresenta una piccola sfumatura dell’intero lavoro. Il brano di apertura, Dungen, potrebbe essere quello al quale sono più legato in quanto è stato la prima canzone scritta per questo album (all’inizio l’avevo scritta per un altro fine). È stato anche il brano che eventualmente ha portato alla decisione di completare la trilogia con un ultimo album.

La tua musica è così evocativa e immaginifica. Prova ad accostarla ad un dipinto. In quale pittore ti rispecchieresti e perché?

Kasper Eistrup, il cantante/chitarrista e compositore in Kashmir è anche un incredibile pittore. Mi ha dato la possibilità di utilizzare un estratto del suo lavoro ”Leave the heat on for the kids” per il mio secondo album Nattresan. Credo che rappresenti molte delle sfumature del mio lavoro da solista e trovo le sue opere davvero interessanti.

Prova a raccontarci la tua vita attraverso tre album fondamentali che hanno segnato la tua crescita personale e come artista.

Ho ascoltato il concerto di Keith Jarret a Köln quando ero bambino grazie allo stereo dei miei genitori. C’era qualcosa di molto forte e spirituale in quei brani che mi stregò. Quando mi dissero che quel concerto fu fatto di sole improvvisazioni, stentai a crederci. Diventò uno dei miei idoli, e lo è ancora. Abbey Road dei Beatles è stato un altro album che mi ha messo KO quando avevo circa 12 anni. Ho imparato a suonare tutte le canzoni ed ero ossessionato specialmente dal B-Side. Un terzo album che definirei cardine della mia crescita è Jazz på svenska con il leggendario pianista jazz svedese Jan Johansson. L’album è stato pubblicato all’inizio degli anni ’60, ma suona ancora maledettamente attuale. La mia trilogia è stata ispirata anche dalla calma e dall’estro poetico di questo lavoro.

In questo periodo senza live, prova a immaginare il concerto dei tuoi sogni. Scegli una location anche impensabile dove vorresti suonare e dacci una motivazione della tua scelta.

Sono stato fortunato a suonare in un concerto all’aperto lo scorso ottobre in un posto chiamato Camp Adventure, un’ora di macchina a sud di Copenaghen. Ho suonato in questa gigantesca torre scolpita, dove era stato creato un palco alla sua base. È stata un’esperienza magica e credo che mi piacerebbe fare altri concerti del genere. Voglio suonare dove l’atmosfera e la location creino una fusione tra musica e natura.

Leggi la recensione dell’album Nordhem QUI



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