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Hatis Noit: la potenza viscerale della voce

In principio vi era il suono, poi sono arrivate le parole mezzo di comunicazione tra l’energia che vibra a bassa frequenza, ovvero la materia e quella che vibra a frequenza più alta, ovvero il principio corrispondente al suono. L’artista giapponese Hatis Noit ha compreso la potenza viscerale della voce, uno strumento primordiale ed istintivo che ci collega all’essenza stessa dell’umanità, della natura, del nostro universo.

Da questo concetto è iniziata la sua esplorazione approfondendo prima con Illogical Dance (2018) la sua ampia gamma vocale ispirata dal Gagaku e dagli stili operistici, fino a spaziare al canto bulgaro e gregoriano, l’avanguardia ed il pop per poi giungere con Aura a comprendere l’importanza di stare con le persone, condividere lo stesso spazio, sentire l’atmosfera e l’energia del momento di un’esibizione.

Il nuovo album, prodotto da Robert Raths (fondatore di Erased Tapes ) e mixato da Marta Salogni, omaggia nel titolo il filosofo tedesco Walter Benjamin, il cui influente saggio L’opera d’arte nell’era della sua riproduzione meccanica discute l’essenza fondamentale di un’opera d’arte e la sensazione che si prova in sua presenzarispetto a quella di una riproduzione.

L’album si apre con i ronzii e i rumoridella title track, stratificati fino a formare il tessuto sonoro sul quale si poggia la potente voce della Noit. Con l’emergere della voce operistica scompare la sensazione iniziale di inquietudine data dal ricordo della giapponese di esseri persa in una foresta nella sua città natale, Shiretoko. Si fa largo un senso di stupore e pace che ben rievocano la sensazione di essere immersi in un ambiente naturale.A seguire Thor riprende la struttura della prima traccia: una base composta da strati di vocalizzi in loop sui quali Hatis canta riprendendo lo stile dei canti sacri alternandolo a momenti operistici. Un effetto corale nel quale si canalizza l’energia della voce traducendola attraverso l’uso delle sue sensazioni e dei suoi sentimenti che non si riescono a descrivere con le parole.

Jomon è sicuramente il brano più tribale di Aura. Un canto sciamanico guida l’ascoltatore tra loop vocali e intensi vocalizzi dimostrando come la voce della cantante sia versatile e si adatti a stili diversi.

Con Angelus Novus HatisNoit resta legata alle sue radici e al folklore giapponese: toni maestosi si combinano con fragili sussurri, probabilmente la meno imprevedibile del disco, ma comunque una traccia ricca di fascino.

Aura non è sicuramente un disco per tutti, un lavoro affascinante e non convenzionale in grado di mettere in evidenza la forza dei suoni della voce. Con una  vocalità cristallina, Hatis Noit si conferma un talento unico e inimitabile.

Leggi l’intervista ad Hatis Noit QUI




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