L’ascesa all’oblio dei ricordi: Silencia e la trilogia degli Hammock

Dopo Mysterium e Universalis, gli Hammock portano a termine l’intensa trilogia sonora iniziata nel 2017, dando alla luce Silencia, il loro decimo LP, pubblicato il 15 novembre dietro routinaria autoproduzione (Hammock Music), mixing e mastering a cura del nostrano sound engineer Francesco Donadello (Jóhann Jóhannsson, Ben Frost, Winged Victory for the Sullen alcune delle sue collaborazioni).

Un disco che come una cicatrice chiude i lembi di una ferita emotiva, conseguentemente alla morte di Clark Kern (nipote nonché figura quasi vicina a quella di un figlio per il chitarrista Marc Byrd).

Il trittico discografico, partendo dall’accaduto specifico, si pone come un percorso di metabolizzazione della morte. Se con Mysterium (2017) si parlava di disgregazione emotiva e con Universalis (2018) di tentativi utili nel rimettere insieme i cocci rotti di una perdita, Silencia vuole identificarsi come un invito all’accettazione silenziosa della mancanza. Un veicolo alla guarigione interiore attraverso la ricerca meditativa; il silenzio come un unico spiraglio di lucidità e saggezza, perché il dolore nella vita ti apre in due e dovrà continuare un percorso con te, che ti piaccia o no.

Il lavoro degli Hammock trae riferimenti dalle produzioni di Arvo Pärt, Georgy Sviridov e Morten Lauridsen con un occhio rivolto alle scritture di Rainer Maria Rilke, Ly- Young Li e Maggie Ross.

Da Circular As Our Way ad Afraid to Forget, da Slowly You Dissolve a Without Form and Void, i suoni siderali delle chitarre di Thompson e Byrd rimandano a vuoti spaziali, distensioni strumentali immaginifiche che accompagnano l’ascoltatore a percorrere latitudini sonore. Ai paesaggi drone e post rock delle sei corde si intrecciano percorsi sintetici ambient, sulla scia dei preludi orchestrali di Viktor Orri Árnason e delle voci angeliche del Budapest Art Choir. Le tracce tendono, come da copione, a seguire una metrica onirica e dilatata pur non celando un’accurata predilezione all’acustica orchestrale e una sacralità memoriale attraverso i cori. Il pathos cinematografico rimanda con la mente agli sconfinati territori islandesi; è musica sensoriale e cristallina che prende le forme di un adagio dalle continue variazioni dinamiche. È come essere trasportati dal flusso lento e costante delle maree, ascoltando ad occhi chiusi i sospiri della terra. Silencia disgrega la tua carne, la parcellizza per poi fonderti all’aria e levarti nell’atmosfera. È un invito a prendere parte alla vita, accettando di farsi trasportare dalle sue forze per poi raccoglierti nel mondo in tutta la sua struttura. Come lasciarsi assorbire dall’alchimia elementare del nulla per prendere posto nel tutto.