The Clichè of Falling Leaves: una cinematografica suite collettiva

Il concetto di collettivo è qualcosa che la musica purtroppo sta perdendo tanto per ragioni artistiche quanto economiche ed è sempre piacevole constatare l’esistenza di progetti come i Goodbye, Kings, giunti ormai al quarto album, The Clichè of Falling Leaves, in uscita il 26 maggio 2022 per Overdrive Records.

Alla composizione del disco, il più sperimentale del gruppo, hanno partecipato ben sedici musicisti e la strumentazione è quanto più eterogenea possibile: ci sono le chitarre e le percussioni, ma c’è anche un evidente occhio di riguardo alla musica da camera e al fondamentale ruolo del piano, così come una forte impostazione jazz, rappresentata da sax, tromba, tuba e trombone.

L’album è composto da una suite divisa in cinque parti e pare voler racchiudere tutte le contaminazioni del post-rock più recente. Il primo movimento, Autumn, esplora i confini del dark jazz e di un ambient claustrofobico, tra rumori sotterranei e fiati cadenzati, per poi rasserenare l’atmosfera con la chiusura affidata al piano.

Il giro di basso di Winter apre una cavalcata post-rock apparentemente classica, ma che in realtà nel finale diventa una creatura ibrida fuori da confini classici e lascia spazio ad un dialogo fra fiati e piano. La componente visuale gioca un ruolo di primo piano e non solo perché la musica del gruppo risulta in più passaggi estremamente immaginifica, ma anche perché un corto interpretato da ballerini di danza contemporanea accompagna la suite in un elegante connubio tra movimento, musica ed immagini.

Una passione per il cinema rappresentata anche dai titoli di ogni brano (Autumn, Winter, Spring, Summer, Autumn…Again) che citano e modificano parzialmente il film capolavoro di Kim Ki-Duk Spring, Summer, Fall, Winter…and Spring (2003). Non c’è da stupirsi quindi se l’ultimo pezzo, il ritorno all’autunno, appaia come un film nel film: una maestosa suite (nella suite) di un quarto d’ora in cui si mescola l’amore per la musica da camera dei Silver Mt. Zion, le sfuriate improvvise ed una volontà costante di sorprendere l’ascoltatore.

C’è una certa tendenza all’esagerazione, dovuta alla costante voglia di far emergere le proprie influenze, in The Clichè of Falling Leaves, che però fortunatamente non intacca e non inguaia la compattezza finale del disco, sicuramente il miglior lavoro mai concepito dai Goodbye, Kings. Un album che non solo rappresenta una prova d’audacia non indifferente, ma che ben descrive anche le coordinate sulle quali è necessario muoversi per dar vita ad un concept di qualità.




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