The Universe Also Collapses prosegue l’onirico viaggio dei Gong

Provare a sintetizzare la storia della formazione dei Gong dal 1970, anno di uscita di Magick Brother, Mystic Sister, ad oggi è un’impresa oggettivamente ardua. E nel 2015 con la morte di Daevid Allen, probabilmente il membro simbolo del gruppo, le cose non si sono certamente semplificate.

Nonostante ciò, l’ultimo nucleo dei Gong ha ricevuto una sorta di benedizione dallo stesso Allen nel proseguimento del progetto, tanto da arrivare prima a Rejoice! I’m Dead! del 2016 e, infine, a The Universe Also Collapses, in uscita il 10 maggio 2019 per Kscope.

La formazione è composta da Kavus Torabi (voce e chitarra), Fabio Golfetti (chitarra), Dave Sturt (basso), Ian East (sax) e Cheb Nettles (batteria); nessun volto “storico” del gruppo, fattore che potrebbe far storcere il naso ai fan di vecchia data e, soprattutto, pone un grande interrogativo: ce n’era davvero bisogno? Si sentiva ancora la necessità di continuare quest’onirico viaggio che dura da quasi cinquant’anni? Solo i quattro brani di The Universe Also Collapses possono, in parte, rispondere a queste domande e alle perplessità suscitate già dall’album precedente.

Le quattro tracce del lavoro sono strettamente legate fra loro, e compongono un unico capitolo musicale che accompagna l’ascoltatore in un viaggio spaziale e allucinogeno, ricco dei soliti elementi che hanno da sempre caratterizzato lo space/prog rock dei Gong. Cambi di tempo repentini e fiati fuori di testa fanno da indiscussi protagonisti del primo, lunghissimo brano, Forever Reoccurring, dalla durata di oltre venti minuti, cui segue il breve intermezzo If Never I’m and Ever You. Il sound alienante fra synth spaziali e glissando guitars pervade l’intero album, com’è evidente anche nei tredici minuti di My Sawtooth Wake, forse il pezzo più classico del lotto, l’unico dotato di una struttura leggermente più definibile. Chiude The Elemental, un inno apocalittico, ma musicalmente felice, che chiude il concept avviato a inizio album.

Complessivamente, The Universe Also Collapses rispetta tutti i parametri stilistici e musicali ai quali siamo stati abituati dai Gong nel corso di questi anni, e rimane un buon lavoro con diversi momenti interessanti. Tuttavia, è ancora lecita la domanda sull’effettiva utilità di un album che aggiunge poco e nulla alla sterminata discografia del gruppo. Preso singolarmente rimane quindi un prodotto interessante, ma la cui efficacia va scemando se contestualizzato in un discorso più ampio.


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