Giona Vinti, tra sperimentazioni analogiche e anarchie elettroniche

Quale miglior modo di comunicare una tensione al cambiamento se non veicolandola attraverso il mezzo da cui se ne genera contraddizione?

Orc è proprio questo, il paradosso di un performer che punta a reinterpretare il binomio uomo-macchina dall’incipit, interfacciandosi su un piano prettamente tensionale ed emotivo con le tecnologie del tempo. Nasce per approccio di rottura e distanza fisica dalla consueta canonistica elettronica. Come, direte voi? Attraverso un’impronta sonora più analogica, evadendo dal consueto totalitarismo digitale.

Orc, in uscita per Elli Records, è l’ultimo lavoro di Giona Vinti (conosciuto anche con lo pseudonimo di Hyena), sound designer di base a Milano e founder della label Rexistenz Records/RXSTNZ. Pochi fronzoli, il performing artist si approccia a strumenti definiti: un sistema modulare eurorack, un banco mixer analogico a 24 canali e un delay a nastro auto-costruito. E’ un lavoro che trae il proprio sostentamento dalla visceralità pur mantenendo, di base, un design pre-progettato. Registrato completamente live, in one-take senza post-produzione di sorta (ad eccezione del mastering, curato da Emanuele Battisti al Baffo Music Studio di Lille), si presenta come una vera e propria live-suite elettronica (divisa in quattro tracce) sulla base di un canovaccio già scritto. L’attitudine però è quella improvvisativa: è come una creatura ibrida ed irrequieta, imbrigliata dalla tecnologia dell’ER-301 Sound Computer (un programma hardware di correzione e monitoraggio patching/sampling/processing).

Tra paesaggi noise e atmosfere drone, il suono piazza fondamenta nelle dinamiche e nelle spazialità. Si muove per virtualità materiche, collisioni particellari e frequenze destrutturate, assumendo profili cinetici e tensionali. Da Layer 1, le orchestrazioni introspettive sono i binari di un sound di rigetto energetico, quasi di disgregazione acustica. Un recipiente di frattaglie sonore che ritrovano armonia in Layer 4, per poi esplodere in un turbinio di polifonie, echi di sonorità medioevali e rinascimentali. Orc è la frustrazione nevrotica del Prometeo di William Blake, è il pensiero “anarchico” che precede il fascino introspettivo della ricerca. È il rigetto “punk” di chi sente ostili gli schemi e le strutture forzate e vuole spingersi oltre le barriere tangibili. Un vero e proprio urlo di identificazione creativa dell’uomo, nei confronti della macchina e del tempo.