Nightwater di Gabriel Birnbaum, un disco nato per necessità che rappresenta un mondo in cui non ci è permesso entrare

La musica è cura per l’anima. Questo è uno degli assiomi collegati all’universo della produzione artistica musicale. Le note, le melodie, le canzoni, servono a risvegliare nella nostra coscienza, attraverso l’armonia o le parole, sentimenti e stati d’animo che nella vita quotidiana sopiamo immancabilmente.

L’ascolto di un particolare suono, di una costruzione armonica o di una frase, gridata magari al momento giusto, possono risvegliare queste emozioni celate all’interno di noi.

A volte capita anche l’opposto: ovvero che dal profondo dell’anima si risvegli qualcosa, un sentimento o una sensazione in grado di far nascere una musica particolare che altro non è che la traduzione in note di quelle emozioni. A Gabriel Birnbaum, front-man dei Wilder Maker, è accaduto proprio questo. Il suo ultimo disco, Nightwater, interamente autoprodotto,  nato in maniera inconsapevole, mentre cercava, attraverso la musica una risposta allo stress del momento.

Durante il processo creativo, Gabriel ha imparato come usare un vecchio registratore a quattro tracce Tascam, cimentandosi in una sfida non convenzionale per l’era della digitalizzaizone. Invece di avere tracce illimitate come in un normale studio, Gabriel ne aveva solo quattro.

Da questa necessità creativa è nato Nightwater: quarantacinque minuti di musica chill, ambient e post rock, creata grazie alla combinazione, malinconica ed elementare di chitarre, synth, piano e arie, nella quale si insinuano suoni e rumori di sottofondo che arricchiscono l’elaborato dandogli un tono più realistico, caldo, vissuto.

In Nightwater emerge la reale capacità di Birnbaum di connettersi con il mondo che lo circonda riuscendo a tradurlo in note, elaborando esperienze visive e sonore in una forma unica e donandole in musica all’ascoltatore. Come un pittore impressionista, Gabriel è capace di restituire la prima impressione dell’ambiente che gli sta intorno, del suo vissuto, in musica creando evocazioni uditive intensissime. In quattordici tracce è in grado, dunque, di tracciare una mappa, un disegno, del mondo esterno, che si può seguire o comprendere solo interiormente, ad un livello più profondo.

Nell’elaborazione finale di questo lavoro, che ha comunque un sound grezzo, per quanto rilassante e studiato, evocativo più che laborioso e macchinoso, l’autore ha avuto la possibilità di sperimentare con diversi strumenti e suoni come fati, pattern ripetuti, rumori esterni ed evocativi, percussioni leggere, creando una colonna sonora per un mondo in cui difficilmente scegliamo di entrare. Un mondo che non c’è nel nostro quotidiano e che possiamo così esplorare mentre lottiamo con la nostra personalissima realtà.

Si tratta di tracce veloci, brani della durata anche di solo un minuto in mezzo che però nascondono dentro di sé una voce chiara e unica che emerge prepotentemente circondata da un sound delicato, rilassante, immaginifero.

Nightwater è un disco che nel titolo contiene due elementi in questo caso icastici: la notte e l’acqua. Durante l’ascolto del disco sembra di essere costantemente cullati dalle onde di un mare, o di un lago, vastissimo, che ci spingono a largo delicatamente facendoci dimenticare tutto ciò che ci aspetta a riva: un mondo reale con cui fare i conti, dove non possiamo apprezzare la reale bellezza che ci circonda. La notte, poi, maestra dell’evocazione, suggestiva più che mai, ci ricorda che certa musica andrebbe ascoltata ad occhi chiusi e mente sgombra, e che in fondo, perdersi nell’abisso è soltanto un modo per ritrovare se stessi con più facilità.




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