Almost Mine: intimo come la “cameretta” di un adolescente

Almost Mine è il primo album solista di Ferro Solo, progetto solista di Ferruccio Quercetti, chitarrista e cantante dei CUT, pubblicato in digitale, Cd e Vinile dalla RIFF Records e Fernando Dischi e supportato da Area Pirata e Deambula Records.  Alle registrazioni dell’album hanno partecipato alcuni dei nomi di spicco della scena indipendente italiana: Sergio Carlini (Three Second Kiss), Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut), Riccardo Frabetti (Chow) , Luca Giovanardi (Julie’s Haircut) ,Ulisse Tramalloni ( Julie’s Haircut) e i GIUDA.

L’idea originale vede questo album come la prima parte di un concept narrativo che si svilupperà su più uscite: il disco in questione è composto da 12 brani che spaziano dal classico rock & roll, al post punk (Doppelganger, Better Than Me), sconfinando addirittura nel folk (Almost Mine), per trovare brani dal carattere new wave anni ’80 (Got Me a Job), e toccanti ballad (Perfect Stranger ne è forse l’esempio più lampante, ma impossibile non citare anche la struggente Gala).

Nella sua interezza l’album risulta piacevole e il suo tono eterogeneo non disturba, anzi affascina: si sentono le varie influenze si decenni di carriera musicale e si può carpire la passione di una persona che ha messo a nudo la propria anima e che ha dedicato la vita alla musica con passione. E quando la passione c’è, la musica contraccambia.

Stile e mestiere, così si può considerare il nuovo album di Ferruccio Quercetti che suona il suo blues incrociandolo con la musicalità dei tempi maturi. Con un funeral party alla Who parla delle avventure di Fernando, il suo alter ego, tornando nella classicità della canzone d’autore citando AC/DC, un po’ di Iggy e un pizzico di Dylan.

Va detto che Quercetti non ha avviato una carriera solista per sperimentare ambiti distanti da quelli della band di origine, dichiarando orgogliosamente di rimanere indissolubilmente legato al mondo del rock con quell’attitudine punk che predilige l’istinto alla tecnica. Ma le canzoni del suo album d’esordio hanno un sapore decisamente intimo, si capisce perfettamente che l’origine non è quella della sala prove quanto piuttosto quella che se fossimo al cospetto di un adolescente chiameremmo “cameretta”.




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