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“Se vieni a prendermi” è il secondo estratto che anticipa l’album d’esordio di MT/solo.

“Se vieni a prendermi” è il nuovo singolo di MT/solo, duo post-cantautoriale proveniente dalla Toscana  capitanato da Matteo Ficozzi e Tommaso Bitossi.

Trattasi della seconda anticipazione dal loro album d’esordio in uscita nei prossimi mesi per Cobalto Dischi/Labella Dischi, prodotto dall’ottimo Renato D’Amico, già collaboratore di Emma Nolde e Postino.

Influenzati sia dall’amore per la musica lo-fi ed atmosferica, sia da tutte le sonorità di orientamento “black” e “R’n’B”, la musica di MT/solo ha una forma eterogenea, ora caratterizzata da beat serrati d’ispirazione british, ora alla deriva verso sonorità più ruvide, tipiche di un rock underground dei primi anni 2000.

I testi sono racconti semplici che seguono i modi delle favole, ma mettono radici nella narrativa fantastica e psicologica contemporanea. Storie di bestie, uomini e piante che sopravvivono al dramma dei propri  fallimenti e desideri inespressi o non realizzati.

“Se vieni a prendermi” è una canzone sull’attesa e sulla paura di restare soli. Il videoclip che lo accompagna, diretto da Federico Pacciani e Luca Rinaldi, riflette alla perfezione le atmosfere evocate del brano.

Sensazioni band sul video
Girare il videoclip di “Se vieni a prendermi” è stato come vedere in prima persona l’attesa ed il desiderio cantati nel brano.
Come per il precedente video (Play), la necessità di giocare sul leitmotiv dei nostri brani attraverso le immagini, continua ad essere il vestito con il quale completare la nostra musica.
Dobbiamo ringraziare una troupe fatta di professionisti amici, anime affini, fratelli, che insieme all’impegno degli attori, ci hanno aiutato a rendere le nostre immagini vere

Sensazioni regia sul video
Se vieni a prendermi vuol essere il girato di un sogno.
In un ambiente onirico e fuori dal tempo, più che delle persone, i protagonisti incarnano stati d’animo.
Paura, Rabbia, ma anche  Soddisfazione e Piacere. Sentimenti primordiali.
Per farli risaltare volevamo una narrazione non lineare, fatta di immagini “simbolo” che rendessero la storia per eventi chiave.
Al risveglio ciò che resta del sogno sono proprio questo tipo di immagini e rendere la meccanica del sogno era il nostro primo obiettivo.

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