Un nuovo inizio per gli Epo

A sette anni da Ogni cosa è al suo posto, a quattro dall’EP Serpenti, gli Epo ritornano con un nuovo album, Enea, uscito il primo marzo 2019 per SoundFly.

Per questo disco si sono aggiunti a Ciro Tuzzi (voce e chitarra), Michele De Finis (chitarra), Gabriele Lazzarotti (basso), Jonathan Maurano (batteria) e Mauro Rosati (tastiere) i fiati di Roy Paci e gli archi di Rodrigo D’Erasmo.

Un nuovo capitolo per la band partenopea, senza allontanarsi dal passato, un viaggio, quello degli Epo in cui non può mancare la scrittura brillante, dalle note cupe di Ciro.

“Vedo bene che i venti ci comandano di fare così, e che invano ti opponi. Cambia rotta. V’è forse una terra più cara, potrei sceglierne una più adatta alle stanche mie navi” sarà Napoli la terra di cui parlava Enea? Non di certo per il figlio del mortale Anchise, ma sicuramente per gli Epo, che omaggiano la città in questo disco con il cantato in napoletano.

‘A primma vota è un lampante esempio del lifting subito dalla musica di Tuzzi & Co., la sua voce piena di pathos si appoggia delicatamente su un tappeto di chitarre e tastiere, ricamato all’insegna della melodia. Un sound orchestrale che conferisce alla canzone un suono pieno.

I violini iniziali di Nun ce guardamme arete  ci sviano verso una canzone post-rock, invece la traccia si apre al suono dei fiati che le danno carattere. Le chitarre blues fanno da apripista ad un ritornello che ricorda le atmosfere di Dalla parte del torto. La seconda strofa è ricca di mordente con i fiati e le chitarre che si fanno acide.

Tra i momenti brillanti dell’Lp, Luntano è una canzone che emerge per le eleganti armonie, atmosfera grigia marcata dall’uso dei fiati e dagli altisonanti archi.

Tuttavia l’album vive di alti e bassi, ci si aspettava qualcosa in più dalla formazione napoletana. Sarà il cantato in dialetto meridionale che non convince a pieno, ma Enea non lascia il segno.

Un disco sufficiente che lascia un po’ di amaro in bocca.




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