I suoni elettrici del profondo Nord

Denso di nord, Kontrol, nelle atmosfere create dall’elettronica, nell’artista, nei colori quelli scelti per copertina e video e quelli che crea intorno quando lo ascolti. Siberiana Ekat Bork, che dallo scorso novembre ha lavorato a Reykjavik con il suo storico produttore Francesco Fabris, per dare alla luce il suo nuovo EP Kontrol, uscito il 12 ottobre 2018 per l’etichetta GinkhoBox.

Suo terzo lavoro, dopo gli album Veramellious del 2013 e Yasdyes del 2016, Kontrol è stato presentato al pubblico anche in un tour, che ha avuto come palchi l’Europa e l’India, ed è stato anticipato da due singoli con video, uno è Zhivago, pezzo che apre l’album e che evoca cinematografiche scene piene di gelo e neve, e l’altro è la title track. Kontrol è il pezzo veramente industrial, in un Ep di quattro brani dal sapore decisamente pop. Inquieto il video, inquietante pertanto.

Nulla di particolarmente originale nell’idea dell’uomo, anzi dell’artista stessa, fatta manichino tridimensionale da laboratorio. “Video allarmante che esprime la frustrazione di Ekat per la pervasiva sorveglianza della società nel cosiddetto “libero West”….Perchè hai paura dei robot quando ti comporti da robot?”. Il pezzo più interessante è Heroin, soprattutto nell’intro di archi che creano un suono basso e cupo e la voce che invita a lasciarla essere… Poi, dopo il primo minuto circa, l’esplosione del beat, che ritorna a creare un’atmosfera da melassa elettrica; una circolarità di suoni tenuta insieme da una sensuale voce sospirata.

Il risultato è ineccepibile, soprattutto nella post-produzione, ma forse risulta distaccato, poco coinvolgente, tanto è ben confezionato. Algido, rimane in quello strato che non è né superficie, né profondità. Vibra, ma non nel profondo.




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