Quali sono le possibilità degli strumenti elettronici? Ci rispondono i dTHEd

Dall’unione tra Fabio Ricci (prima bassista, poi batterista per i romani Vonneumann),  Simone Lanari (Ask The White, Ant Lion, Walden Waltz, Sycamore Age) e Isobel Blank (Ask The White, Ant Lion, Isobi, Vestfalia) nascono i dTHEd.

Hyperbeatz vol.1, pubblicato il 10 maggio 2019 via Boring Machines, segna l’esordio per i tre musicisti. L’album prende forma dai concetti espressi da Timothy Morton nel suo libro Iperoggetti, dalla neurodiversità e dalle elaborazioni sensoriali alternative. In base alle dichiarazioni della band, è una ricerca sulle possibilità offerte dai moderni strumenti elettronici con metriche variabili.

Otto le tracce di Hyperbeatz vol.1 nate dall’utilizzo di tecniche sonore diverse, tali da sfruttare le innumerevoli possibilità offerte dagli strumenti elettronici: si va dal sampling agli algoritmi (imperfetti) delle AI per creare una hyper-musica che abbia un senso post-umano.

Niente è lasciato al caso in Hyperbeatz vol.1. A partire dai titoli delle tracce, solo lettere e simboli, il trio è come se volesse comunicare un proprio codice di espressione, un linguaggio che rimanda ai titoli di Aphex Twin, tra l’altro una delle maggiori influenze insieme agli Autechre che si possano riscontrare nell’album.

Un mondo nevrotico fatto di musica d’avanguardia atta a disegnare un’estetica post-umana, che prevede la distruzione di schemi preesistenti per costruirne di nuovi. Tutto è messo in discussione: la voce, per esempio, non utilizza parole e testi, ma rappresenta uno strumento che non ricorre alla forma verbale.

Batterie spezzettate, break beat ossessivi compongono le parti ritmiche di ДnβĦ, la prima di otto tracce nevrotiche e sincopate. ŞmpŁø-π è la terza traccia dell’album in cui l’avanguardia incontra le incursioni jazz attraverso una rete fitta di suoni incastrati tra di loro per generare un’atmosfera spettrale.

I glitch di křpp.o|×į  le conferiscono un carattere sognante fino all’introduzione dello snare che, parallelamente, dona acidità alla traccia. Il suono si fa frastagliato e spigoloso, invece, grazie all’introduzione dei synth.

In conclusione del disco arrivano i tribalismi di Ƨiănƕηm]đʉ, un patchwork nudo e crudo di suoni scomposti.

I dTHEd sono un gruppo che guarda lontano con la mente proiettata già al futuro. La loro non è musica ma arte per le neurodiversità.