Deap Vally + The Flaming Lips = Deap Lips

La crasi di due nomi e l’unione delle due band rock alternative Deap Vally e The Flaming Lips hanno creato un progetto sensazionale: i Deap Lips, con album annesso omonimo.

I Deap Vally hanno passato gli ultimi abbondanti anni in tour per il mondo, aprendo i concerti di band conosciute in tutto il globo, dai Muse ai Queens Of The Stone Age fino ai Red Hot Chili Peppers, esibendosi sui più prestigiosi ed importanti palchi. Il loro ultimo ed acclamato album, Femejism, risale al 2016. Più recente è invece la pubblicazione di The Soft Bulletin: Live at Red Rocks (feat. The Colorado Symphony & André de Ridder), 29 novembre 2019, il primo live album di The Flaming Lips, la band da lungo considerata tra i migliori esponenti dell’alternative rock di tutti i tempi.

Il 13 marzo 2020 per Cooking Vinyl (Egea Music/The Orchard) è stato pubblicato Deap Lips un viaggio onirico e sperimentale, con traversate musicali piuttosto eterogenee: dall’elettronica psycho al rock alternative, con lineamenti classici di piano e sintentici di synth.

Dieci tracce cospicue e strabordanti, tutte interconnesse l’un l’altra senza alcun intermezzo da fermo, una sorta di suite in cui immergersi e fuoriuscire prendendo una boccata enorme d’ossigeno.

L’idea di questa brillante collaborazione pur essendo datata si è realizzata solo recentemente. Galeotto fu il concerto dei Deap Vally durante il tour coi Wolfmother nel 2016, l’incontro tra Troy dei Deap e Coyne dei Flaming sul set portò ad una progettualità sin da subito.

Ed eccoci nel 2020, con un album piuttosto buono e foriero di riflessioni. Chissà se le band si sono auto-ispirate a vicenda, o ognuna di esse ha inserito un elemento peculiare del proprio sound, quel che è certo è che il mix è certamente di presa diretta: sensuale in termini vocali (come non poteva esserlo!) e passionale in termini armonici.

Una macchina con l’acceleratore a tavoletta introduce o interviene in vari pezzi, come nella traccia aprifila Home Thru Hell, quasi ad indicare un viaggio vorace e rapido, senza pause e freni…inibitori.

Gli interventi sintetizzati sono acuti e volutamente disarmonici, una sorta di la scordato ed esteso ovunque attraverso un diapason (One Thousand Sisters With Aluminium Foil Calculators).

Gli interventi vocali della voce sinuosa ed elegante di Lindsey Troy (voce e chitarra) a cui fa seguito quella di Julie Edwards (voce e batteria) sono quasi angelici, nonostante i riverberi più elettronici.

Ho apprezzato tantissimo la traccia Motherfuckers Got To Go che sia nel testo sia nella disposizione armonica non le manda a dire, è una formulazione non tanto forbita di insulti, tra spigolosità chitarrose e distonie vocali.

Musicalità robotica a gogò nel finale con The Pusher, a cui fa seguito la ritmata Not a natural man, tra vocal distorti, beat elettrici e veloci, con una base quasi-disco. Il synth violinato si combina con la base e crea una sorta di spartiacque musicale.

La chiosa finale suona quasi stoner, una saetta in un ciel sereno di elettronica, nel mentre della traccia intervengono anche chorus lontani ed arpeggi folk più lineari.

In sintesi un disco difficile da catalogare, ma di cui certamente andar fieri. Da ascoltare imperterriti fino alla fine, senza interruzioni.




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