Sperimentazioni hip hop negli USA di Trump
Tra i maggiori sperimentatori della storia dell’hip hop, i Dälek sono anche e soprattutto politica. MC Dälek/Will Brooks non le ha mai mandate a dire e in questo momento storico sembra un atto naturale e spontaneo un album come Brilliance of a Falling Moon, in uscita il 27 marzo 2026 per Ipecac Recordings. Gli USA di Trump sono un motore infinito di rabbia e analisi sociale, com’è chiaramente evidenziato nei testi degli otto brani del disco e sarebbe assurdo il contrario. Le esecuzioni sommarie dell’ICE, le politiche stringenti sugli immigrati, il pieno supporto al piano genocidiario di Israele, l’attuale guerra in Iran: il secondo mandato del tycoon è un disastro peggiore del primo (2016-2020) e la penna incendiaria di MC Dälek non ne fa mistero sin dalla traccia d’apertura, Better Than, punto d’incontro fra hardcore e industrial hip hop.
Al netto della riuscitissima collaborazione con Charles Hayward dell’anno scorso (HAYWARDxDÄLEK), un’allucinazione a metà fra krautrock e sperimentazioni hip hop, è dal 2022 con Precipice che mancava un album a nome Dälek; e se in quel caso era lecito parlare di un disco non esaltante ma coerente con la cifra stilistica del duo, stavolta i giri sembrano aumentare ascolto dopo ascolto, complice la scelta di ripescare alcune influenze dell’hip hop anni ’90, come testimonia il boom bap di Normalized Tragedy.
Intendiamoci: non è un disco classico o rétro, anzi. Semmai è un’ulteriore influenza incanalata nel solito enorme caleidoscopio sonoro che va dall’abstract hip hop all’industrial, passando per atmosfere illbient e droni sotterranei. Così, via con i minuti, scorrono i pezzi nel modo più naturale possibile, facendo quasi sembrare accessibile a chiunque una sperimentazione che da decenni fa scuola: il suono rotondo che accompagna il flow incendiario in Expressions of Love, l’astrattismo (auto)riflessivo di Substance, l’inno socio-politico di For the People.
Anche Brilliance of a Falling Moon non passerà alla storia fra i capolavori dei Dälek, ma solo perché negli anni hanno alzato l’asticella a livelli astronomici. Eppure, rispetto al precedente Precipice, la penna si fa ancora più affilata e anche il sound, in più momenti, ricorda quello dei loro apici. E se ad oggi sono più le attività collaterali a spiccare (il già citato disco in collaborazione con Hayward), è sempre un piacere vederli ritornare, più incazzati e fuori dagli schemi che mai.
Classe ’99, laureato in Lettere moderne e alla magistrale di Filologia moderna alla Federico II di Napoli.
La musica e il cinema le passioni di una vita, dalla nascita interista per passione e sofferenza.
