Common Fate – Common Faith, perdersi in un limbo tra ricordi vividi e sogni fluidi
Immagina un viaggio senza destinazione, dove le strade asfaltate si mescolano con sentieri nascosti tra boschi dimenticati. È questa la promessa di Common Fate – Common Faith, il debutto della band composta da Davide Cedolin, Tommaso Rolando e Simone Mattiolo, nata dall’incontro tra l’energia grezza dell’Americana più bizzarra e la pace sognante della psichedelia.
Un sound che avvolge, che invita a perdersi in un limbo tra ricordi vividi e sogni fluidi, tra atmosfere rustiche e spazi cosmici.
L’album dei Common Fate si distingue per un suono intriso di misticismo e spiritualità, che affonda le sue radici nella materialità evocata dai tocchi percussivi e dagli arpeggi vibranti. Nella traccia d’apertura, The Garden, il trio riesce a creare immagini fortemente evocative, trasportando l’ascoltatore in un viaggio sensoriale e spirituale che invita alla riflessione e alla contemplazione.
Nella suggestiva e bucolica atmosfera di Palisade, emerge con forza l’anima folk del trio, grazie alle progressioni armoniche delle chitarre polverose e del banjo, che si intrecciano in modo avvolgente e autentico. Questi elementi musicali esaltano e accompagnano la calda voce di Cedolin, creando un coinvolgente richiamo alla tradizione e alla spontaneità del folk, rendendo l’ascolto un viaggio emozionale tra nostalgia e genuinità.
Una melodia lenta e suggestiva si dipana in Some Light, con un tappeto strumentale che incornicia con eleganza la voce di Cedolin, protagonista assoluta di questa scena. Il brano è attraversato da una sottile vena malinconica, resa ancora più intensa dalla linea di organo Casio che funge da collante tra gli altri strumenti, creando un’atmosfera intima e coinvolgente. Un pezzo che conquista l’ascoltatore per la sua delicatezza e profondità emotiva.
In conclusione, Common Fate – Common Faith è un album che sembra un ponte tra epoche e mondi, un racconto sonoro di vagabondaggi interiori e paesaggi inesplorati, dove ogni nota svela un frammento di un viaggio senza fine.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
