L’universo distopico dei Collapse Under The Empire

I Collapse Under The Empire catapultano l’ascoltatore in un mondo distopico con il loro ottavo e ultimo album, Everything We Will Leave Beyond Us, in uscita per Finaltune Records il 20 novembre 2020.

L’album è una minuziosa ricostruzione e rappresentazione musicale del mondo contemporaneo nelle sue sfumature più negative. I titoli delle 8 tracce rappresentano i temi che il duo di Amburgo tenta di raccontare attraverso sonorità post-rock, synth rock e trip hop.

Martin Grimm e Chris Burda guidano l’ascoltatore in uno scenario di distruzione e decadimento tramite synth apocalittici e chitarre industriali.

Atmosfere spaziali avvolgono Ark of Horizon per tutta la sua durata. Le contaminazioni elettroniche  e sperimentali che caratterizzano questa traccia si fondono sinuosamente con quelle post-rock . I repentini cambi di registro di chitarra e batteria sono sempre ammorbiditi dal vasto sound sintetico che pervade la prima canzone.

I suoni alienanti delle tastiere introducono la quarta traccia, Resistance, un flusso caotico in cui le violente note della sei corde si incastrano perfettamente alla repentina e martellante ritmica. Una produzione avvolta da tonalità dark e atmosfere distese che ben riflette la contrapposizione tra caos e ordine.

Nella title track va ricercata la chiave di lettura dell’album:  l’elettronica iniziale conferisce uno spiraglio di luce ad una strumentale malinconia velata da una patina oscura. La batteria pesante e frenetica crea al fianco delle chitarra un senso di claustrofobia e oppressione nell’ascoltatore.

Un album strumentale che rende coprotagonisti chitarre e i sintetizzatori. Un quadro con lo scopo di generare emozioni e stati d’animo attraverso suoni e ambientazioni variegate. Consigliato ai fan di Mogwai e God Is An Astronaut, Everything We Will Leave Beyond Us è un disco evocativo dalle connotazioni oscure in cui si sviluppano paesaggi sonori apocalittici. Un lavoro discografico che mette l’ascoltatore davanti alla brutalità di ciò che lo circonda. Un encomiabile raffigurazione di un incubo che è, tuttavia, la realtà che stiamo vivendo.




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