Tra sci-fi e videogiochi eighties, l’esordio elettronico di CNJR

CNJR sta per Conjure ed è il moniker dietro cui si cela questo compositore americano alla prima uscita discografica, anch’essa intitolata con sole consonanti, WSTLND, e pubblicata il 7 giugno via Future Archive Recordings.

Fin dalla presentazione, dall’artwork e dai canali web dell’artista, ci troviamo di fronte ad un’estetica fantascientifica che rimanda la memoria a qualche decennio addietro e che apre le porte a un disco quasi completamente strumentale, in cui spadroneggiano synth analogici di matrice ’80-’90 e ritmiche post-rock, ma con una produzione molto contemporanea.

Non è un caso che nella home page di CNJR sia presente un videogioco platform-arcade dallo spiccato gusto anni ’80 e non è un caso, a mio avviso, che i titoli di tutti i brani siano composti da sole 3 lettere, scritte in stampatello, alla stregua dei nomi che potevano essere digitati in molti videogiochi eighties.

La presentazione ci racconta di un disco che parla di disadattamento e alienazione, della difficoltà di ambientamento nel mondo circostante e dei conseguenti problemi di depressione. E l’impressione è che CNJR si identifichi in una sorta di eroe di un videogioco appunto o di un film retrò di fantascienza e provi, con i suoi suoni e i suoi arrangiamenti, a disegnare delle ambientazioni futuristiche intorno a cui si muove il suo personaggio, in mezzo ad una società di mostri alieni.

Dopo un intro carico di suspence, HRS, in cui è presente la voce, filtratissima, di Lucie Hamzova, e le due successive tracce PPS e ISV ci catapultano di forza nel disco con ritmiche groovy su cui si stagliano pad e arpeggiatori che potrebbero benissimo essere usciti da un rimpasto di una qualche opera di John Carpenter insieme a sonorità new wave e a quelle più moderne dei Kraftwerk, il tutto sempre votato a colorare ed accompagnare il personale videogioco di CNJR.

Non mancano i momenti maggiormente dilatati e meno spinti, come quadri in cui momentaneamente non c’è nessun nemico da sparare. In FVR il nostro si cimenta anche in un esperimento col vocoder su una composizione fluttuante. Chiude il disco PNK, la cui prima parte sembra quasi uno stravolgimento di un tema western morriconiano, preludio allo scontro col mostro finale, che esplode con gli arpeggi incalzanti della seconda parte.

Un disco, questo di CNJR, che non rivoluzionerà il mondo della musica elettronica del 21esimo secolo ma che certamente potrà appassionare cultori e nostalgici dell’estetica sopra descritta, ma anche qualche profano che saprà immedesimarsi nel suo mondo fantascientifico.




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