Viaggio illustrato a bordo degli Ondes Martenot

La pianista compositrice, cantante e ondista francese Christine Ott ha pubblicato il 22 maggio il suo nuovo album Chimères (pour Ondes Martenot) per la NAHAL Recordings, disco che già nella parentesi del titolo anticipa una sorta di viaggio illustrativo a bordo degli Ondes Martenot, primissimi sintetizzatori monofonici e sperimentali della storia della musica, che in equilibrio tra elettronica e meccanica offrono a rari musicisti una gamma infinita di timbri, trame e ricerca del suono.

Insegnante polistrumentista al Conservatorio di Strasburgo, Christine ha fatto parte della band Yann Tiersen per otto anni e suonato con orchestre classiche per dieci anni arrivando a pubblicare due album, Solitude Nomade nel 2009 e Only Silence Remains nel 2016, poi la colonna sonora originale per Tabu di Murnau dello stesso anno, esperienza che si replicherà con il duo Snowdrops, da lei stessa formato assieme a Mathieu Gabry nel 2015 e dal quale nascerà la colonna sonora originale del film Manta Ray di Phuttiphong Aroonpheng.

Questo album è interamente concepito attraverso scatole di effetti e modulazioni sonore esterne allo strumento sopra descritto, con i suoi frammenti di sogni lontani, sussurri di fantasmi, echi di fruscii e sinfonie, svariati colori cinematografici e stelle elettroniche che accarezzano pianeti incandescenti. Una nebulosa di strati di onde sovrapposti e triturati da effetti che rendono le otto tracce a volte robotiche, a volte eteree, di impasto sensuale e radioso, senza peso.

Bellissimo l’incipit di Comma, al di là di ogni titubanza, vitale come la speranza, di eco spirituale; sulla danzante Darkstar comanda l’esigente calcolo motorio a rotta di spigolo e traboccante, brava Christine.

Articolati rimbalzi minacciosi e struggenti di scie armoniche sfumano su melodiche gocce delicate e poi cedono sull’alba di ricerca e controllo di Sirius, una perlustrazione orchestrale perfettamente riuscita. Dal cardioritmo in divenire e poi il  lungo tramonto, non pacato ma osteggiato come urla di soccorso in Eclipse, si viene calati sull’ultima Burning, traccia di raccoglimento e riflessione, con la sua ampia distesa accordale, ed è sosta, o meglio ripartenza, c’è il seme di rinascita.




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