Birth of Violence: il ritorno alle origini di Chelsea Wolfe

Dal 2011, con l’uscita di Ἀποκάλυψις, album in salsa goth rock/ethereal wave, Chelsea Wolfe ha intrapreso un percorso sempre più affascinante ed intrigante, fino all’apice Abyss, che vedeva l’artista statunitense verso lidi più estremi, legati al doom metal e all’industrial, ancor più enfatizzati nel successivo Hiss Spun.

Sono passati due anni da allora e con Birth of Violence, in uscita il 13 settembre 2019 per Sargent House, c’è un totale cambiamento di rotta: via tutti gli elementi “pesanti”, dentro un’introspezione ancora più accesa; costante, ancora una volta, l’oscurità, che adesso si esprime in modo differente, attraverso un cantautorato a metà fra dark folk e gothic country.

Una dichiarazione d’intenti evidente sin da American Darkness, un brano etereo, sognante, alter ego di Be All Things, dalle tinte più sinistre nella sua “dolcezza”, e completamente contrapposto all’oscurità funerea di Erde, dove la voce della Nostra è messa in risalto da una chitarra acustica a tratti spettrale.

Atmosfere gotiche che esplodono nella seconda parte dell’album, prima quando Little Grave fa rabbrividire l’ascoltatore, con vocals sussurrate ed agghiaccianti, poi con Preface to a Dream Play, il pezzo perfetto da sentire ad occhi chiusi in una cattedrale.

Con Birth of Violence, per Chelsea Wolfe c’è una sorta di ritorno alle origini, anche se la sua musica non è mai stata così essenziale. Ed è proprio questo ad essere il pregio ed il limite dell’album.

Da un lato è molto interessante riabbracciare il lato interamente gotico della Wolfe, con la sua voce elegante messa in risalto da scelte musicali quasi sempre acustiche, fatta eccezione per pochi momenti come le distorsioni di Deranged for Rock & Roll, che risulta essere uno dei momenti migliori del lotto. D’altra parte non convince pienamente la scelta di cambiare completamente l’orientamento intrapreso nelle ultime uscite, perché c’era sicuramente ancora da lavorare in quella direzione, quasi un unicum nella scena attuale.

Sarebbe bello, quindi, riuscire ad ascoltare un lavoro da parte di Chelsea Wolfe in grado di unire questa sua doppia natura: ne uscirebbe l’album definitivo, quello della piena maturità. Ma fino a quel momento, possiamo accontentarci.




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