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La storia è adesso: un viscerale legame tra passato e presente

Figura fondamentale per la musica alternativa italiana, Cesare Malfatti, ex La Crus, con i quali ha prodotto dei lavori iconici come il primo omonimo album del 1995 e Dentro me, ha iniziato una carriera solista subito dopo lo scioglimento dell’ex gruppo ed ha pubblicato cinque album, tutti impegnati e legati da un preciso concept.

Anche il nuovo lavoro non è da meno: uscito il 12 dicembre per Riff Records, La storia è adesso tocca i confini della storia, in particolare quella legata a Valeriano Malfatti, prozio di Cesare, podestà di Rovereto e deputato trentino al parlamento dell’Impero asburgico.

Erano gli anni del passaggio del Trentino dall’Austria all’Italia ed egli fu sostenitore di una soluzione pacifica tra le due nazioni, ma i fatti non andarono per il meglio, Rovereto dovette essere evacuata e Valeriano fu imprigionato nel campo di Katzenau con l’accusa di irredentismo, prima di poter essere riabilitato dopo la fine della guerra.

Su questa tragica storia si basano i 15 brani che compongono l’album, attraverso una serie di testi affidati ad autori diversi e con degli arrangiamenti intimi, che vedono l’utilizzo delle macchine intonarumori del futurista Luigi Russolo, strumenti musicali progettati all’inizio del 1900 ed estremamente avanguardistici, capaci di creare rumori precisi ed intonati.

Tutte le tracce riescono a legarsi perfettamente e si amalgamano su questa struttura curata al minimo dettaglio, a partire dall’apertura di Forme uniche di continuità fino alla chiusura, della storia e dell’album, di Bell’aria. In mezzo, tanti episodi degni di nota: una traccia manifesto dell’intero lavoro come la title-track, la finezza di Un fiore sincero, la fitta introspezione di Uno sguardo, il passaggio dialettale di L’internamento del Malfatti, le ballate Quale patria e Io ti penso da qui.

Complessivamente La storia è adesso è un lavoro interessante, capace di creare un viscerale legame tra passato e presente attraverso un pop cantautorale elegante e maturo, che si articola e prende vita come un’unica creatura.

Non è subito accessibile a causa della sua complessità, così come non manca qualche momento di noia, complice anche una durata abbastanza elevata, circa un’ora di musica.

Difficile comunque segnalare qualche pezzo da poter tagliare visto il concept che lega tutta la storia. Il risultato è sicuramente un lavoro non per tutti, ma raffinato e avvolgente, come Malfatti ha da sempre abituato i suoi ascoltatori.




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