La dimensione interiore nel nuovo album di Boosta

Facile è il nuovo lavoro di Davide “Boosta” Dileo, che arriva quattro anni dopo l’esordio discografico da solista con La stanza intelligente.

A differenza di quest’ultimo album, per la realizzazione del quale il musicista e compositore  torinese, fondatore dei Subsonica, chiamò a raccolta gran parte degli artisti del panorama pop e indie-pop nazionale, Facile è un disco interamente strumentale.  Tutte le composizioni, in totale dodici, sono pensate e suonate con le tastiere, senza lasciare spazio a qualsiasi tipo di intervento altro, fatta eccezione per sporadiche incursioni elettroniche. Frutto del lavoro durante l’isolamento da lockdown, come per stessa ammissione dell’autore, il disco si presta particolarmente all’atmosfera autunnale e ci parla una condizione di equilibrio instabile e di precarietà che la pandemia sembra aver accentuato. La dimensione privilegiata è quella interiore, e le tracce, perlopiù’ di breve durata, sono delle piccole istantanee di stati d’animo che si lasciano ascoltare senza troppi ostacoli. 

La title track è un brano toccante che induce alla riflessione e allo sguardo interiore. In Lacrime di San Lorenzo la tastiera, che come s’è detto è l’elemento chiave, si fonde con lo xilofono e ci racconta di un tensione emotiva in un climax crescente mentre Nella nebbia per mano rievoca paesaggi sonori dai toni più drammatici.  Diva è un piccolo gioiellino che strizza l’occhio a Thom Yorke e che precede la nevrotica e asfissiante La danza delle api, dove tuttavia, Boosta dimostra (deo gratias) di non aver perso il gusto per le incursioni elettroniche in chiaro stile Subsonica. Le successive Una vecchia mappa e Nello spazio abbracciati (titolo di battistiana memoria) sono composizioni ambient, tra Sigur Ros e Aphex Twin. Autoritratto rompe seppure per poco con il linguaggio standardizzato del disco e la tastiera di Boosta assume connotazioni di piano blues. Ma l’illusione dura poco e con Amore per le geometrie si ritorna sulla via maestra. Chiudono il disco Daimon, composizione apprezzabilmente armoniosa e Istruzioni per un abbandono dove il respiro del synth si intensifica e acquista profondità per poi interrompersi di colpo.

Facile è un disco fatto per essere ascoltato in solitudine, che ha l’obiettivo di realizzare una catarsi emotiva con chi lo affronta. Il rischio che si corre quando si fa un disco di questo tipo è che esso può risultare tedioso, ma Facile ha il grande pregio di non esserlo. Sebbene eccessivamente minimalista il lavoro di Boosta, che intanto non smette di esibirsi dal vivo, suona distensivo e sufficientemente piacevole.




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