Ora sono un lago: non chiamatela “solo” elettronica
Se in occasione di Suono in un tempo trasfigurato (2023) la fonte d’ispirazione arrivava dalla regista Maya Deren, stavolta sono le poesie di Sylvia Plath e Patrizia Cavalli a fungere da base di partenza per Ora sono un lago, pubblicato il 6 marzo 2026 per Maple Death Records. La coppia, manco a dirlo, resta la stessa: Francesca Bono e Vittoria Burattini; né cambia la formula sonora, un’elettronica non-elettronica dai confini labili e difficilmente etichettabili, basati tutti sulla batteria della Burattini e i synth (e la voce) della Bono.
Una ricetta apparentemente semplice ma che già nel debutto avevamo elogiato proprio per la sua capacità di risultare tutt’altro che statica, ricca di spunti in un suono quadrato. Pronosticabile, dunque, ritrovare lo stesso sound anche in questi dieci brani, con la title-track in apertura a regalare memorie progressive electronic quasi smentite già nella successiva Prove d’esistenza / Il gesto, in cui ritmi marziali si fanno strada in una direzione che imbocca tanto il rock sperimentale quanto le sognanti tracce vocali di Francesca Bono, brevi momenti di ariosità in un brano complessivamente minaccioso.
Lontani echi free jazz permeano la batteria di Come un riflesso, che regge anche il tempo della soundtrack music di Tra le labbra, perfetta coda per il finale di un film. L’elettronica prende a piene mani da ambient e minimalismo in Fragili danze, mentre si arricchisce di sfumature acustiche in Oltre le palpebre.
Ora sono un lago conferma quanto di buono avevamo sentito in Suono in un tempo trasfigurato, allargando la tavolozza dei colori senza mai esagerare. Il duo Bono & Burattini riesce ancora a centellinare le proprie idee senza scadere nel cervellotico, nonostante una lunga serie di influenze sonore. Sta proprio nella moderazione ma anche nel voler osare (tutt’altro che un paradosso) la bravura e la saggezza di due musiciste sempre più a loro agio in un disco che non aspira alla perfezione o all’innovazione, quanto alla capacità di sperimentare senza velleità.
Classe ’99, laureato in Lettere moderne e alla magistrale di Filologia moderna alla Federico II di Napoli.
La musica e il cinema le passioni di una vita, dalla nascita interista per passione e sofferenza.
