I “fantastci quattro” del free jazz

Dall’incontro tra il sassofonista giapponese Akira Sakata, figura chiave della scena free jazz di Tokyo dagli anni ’70, coni suoi collaboratori di lunga data Giovanni Di Domenico (pianoforte), Jim O’Rourke (contrabbasso)  e Tatsuhisa Yamamoto (batteria) nasce il progetto Bonjintan.

Il loro secondo album, Dental Kafka, è giunto alle stampe il 5 giugno 2020, pubblicato da Trost Records, la label indipendente fondata a Vienna nel 1991.

I “fantastci quattro” danno alla luce quattro bellissime e raffinate tracce di avantgarde e free jazz: il primo pezzo, Ape Huci Kamuy, ha poco degli assoli “grezzi” e rumorosi del free jazz. La sua è una trama aggraziata che allenta la tensione iniziale fin da subito, con i quattro musicisti che interagiscono tra di loro ritagliandosi il giusto spazio per far emergere l’importanza del singolo, con Sakata che si lascia andare in frasi che sembrano affascinanti esclamazioni. La prima traccia vive di luce propria.

A differenza di Ape Huci Kamuy, la title track si presenta con una parte iniziale frenetica e dedita all’improvvisazione, vorticosi fraseggi nei quali i quattro fanno sfoggio di tutta la propria tecnica. Dopo aver dato sfogo alla propria libertà espressiva, la seconda parte della composizione è un jazz di alta classe ma che si attiene di più a uno schema lineare.

La conclusiva Bonjin si muove in modo misterioso: il piano iniziale con le sue note morbide e fragili funge da tappeto per ilgroove di basso e di batteria. La traccia trabocca di sentimento con il seducente e caldo sax Sakata che s’innalza come guida per gli altri strumenti che lo accompagnano in un istrionica strumentale

Dental Kafka si traduce in un lavoro ponderato, quattro composizioni che racchiudono sotto lo stesso progetto quattro talenti mondiali nel panorama della sperimentazione e del free jazz. Un album che sa di amicizia, ma soprattutto di libertà e cooperazione tra l’immediatezza del piano di Di Domenico, l’esplosività della batteria di Yamamoto, la tecnica del contrabbasso di O’Rourke e quel talento cristallino dei fiati di Sakata.




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