Blindur, uno sguardo all’indietro e gli occhi al futuro

A, la prima lettera dell’alfabeto, l’inizio, oppure in questo caso una ripartenza. A, il nuovo disco di Blindur, che vede Massimo de Vita, in una nuova formazione, con nuove idee e un progetto dalle idee (ma non dalla musicalità) rinnovate.

Uscito per La Tempesta Dischi il 19 aprile, è stato elaborato dopo due anni dall’omonimo disco di esordio della band, e come per il primo lavoro, vanta la collaborazione con con Birgir Birgisson, storico fonico di Sigur Ros, Bjork e moltissimi altri, con cui Blindur ha già collaborato in passato.

Si parla di rinnovarsi, di ricominciare, e Massimo De Vita, al suo secondo prodotto discografico, lo fa separandosi da Michelangelo Bencivenga, proseguendo il proprio percorso artistico con Carla Grimaldi (violino), Jonathan Maurano (batteria) e Luca Stefanelli (basso).

Nonostante i cambi strutturali la matrice musicale, le sonorità, la narrazione dei testi, non perdono la propria identità: sonorità folk, alternative rock e un pizzico di cantautorato influenzano sempre il lavoro di Blindur che, pur avendo dato una svolta alla sua carriera, decide di ripartire da saldi punti forti come l’intimità delle parole, le sonorità calde e avvolgenti, l’empatia dei discorsi canori e testuali.

Un disco che cavalca – sì, cavalca è il termine giusto – un tema ben preciso: l’oscurità dei nostri tempi, dei nostri oggi, e la bellezza di quei rari raggi di luce, di sole, che la trafiggono infondendo speranza. C’è la paura, c’è l’incertezza sul futuro, il buio, i dispiaceri, la tristezza, ma c’è anche la voglia di non arrendersi e la forza per rialzarsi. Come in ogni ballata o racconto folk, negli stessi tre minuti vivono insieme gioia e tristezza, amore e dolore: un riassunto dell’esistenza umana, del proprio passato, vissuto, di un percorso che non è finito, ma continua giorno dopo giorno.

Attraverso la musica, e i dieci brani che compongono A, regala uno scorcio sincero, privo di filtri, sull’esistenza umana, saltellando tra una sonorità folk e melodie rock più spinte, come in Una brutta canzone. C’è molta più pulizia, più precisione, più saggezza nei brani di A, un’attenzione maggiore e una ricerca più accurata sia dei suoni sia delle dinamiche rispetto al precedente disco di Massimo De Vita.

Una consapevolezza e una crescita diversa che rispecchia perfettamente il lavoro, l’ascolto e la pazienza di due anni di attesa prima di partorire senza fretta un disco maturo, piacevole all’ascolto e studiato. Certo, rispetto al passato la perdita del tratto istintivo, delle sonorità graffianti, dei brani “sputati” senza paura, lascia un po’ con l’amaro in bocca, ma la controparte, di tutto rispetto, permette un godimento completo di ogni brano.

Da Invisibile agli occhi a 3000X, dai violini di Futuro Presente, ai ritmi cadenzati di Cetrioli, Blindur dopo aver riflettuto sul proprio trascorso è finalmente pronto a ripartire, un veloce sguardo all’indietro, ed ora gli occhi puntati al futuro.