Berke Can Özcan: il suono della chitarra… e della cicala

Spesso non siamo consapevoli di quanto il rumore sia diventato il suono della nostra quotidianità. I clacson, le suonerie, qualsiasi forma di “un suono indesiderato” sono la colonna sonora delle nostre giornate.

Hillel Schwartz ne ha fatto uno studio condensato nell’impressionante Making Noise: From Babel to the Big Bang and Beyond. In questo libro il poeta americano ripercorre la storia culturale del “rumore”, dalla caduta della Torre di Babele e il tumulto degli dei nell’epica babilonese al pianto dei bambini ascoltato sui telefonini, la statica della radio a onde corte, il Big Bang, il feedback dell’amplificatore e gli annunci sui sistemi di radiodiffusione pubblica.

Berke Can Özcan è venuto a contatto qualche anno fa con il libro di Schwartz rimanendo profondamente colpito dal mito della cicala e della chitarra tanto da dedicargli il suo nuovo lavoro.

A meno di un anno da Mountains Are Mountains Berke Can Özcan rilascia Cicadas & Kitharas, quattro tracce attraverso le quali il musicista turco incrocia la sua musica con tre chitarristi d’eccezione: Erkan Oğur, Serdar Ateşer e Sarp Maden.

La prima traccia 99 Underground Nymphs nasce dall’incontro con Sarp Maden & Serdar Ateşer, un elegante brano dal ritmo lento e avvolgente. Berke Can Ozcan con il suo tocco jazz impreziosisce la traccia di un tappeto ritmico delicato che dà risalto alle sei corde, chitarre calde e sinuose in grado di trasformare il brano in qualcosa di “vivo”.

Affiancato da Sarp Maden, Never Alone esplora il lato tribale delle percussioni, malinconica e con una vena di tristezza, la seconda traccia manifesta  le emozioni del batterista turco quando è stato dichiarato il primo coprifuoco della pandemia. I suoni acustici della batteria s’intrecciano con una raffinata slide guitar creando un’atmosfera incantata e suggestiva.

1901 Burning Down scritta a sei mani con Sarp Maden & Serdar Ateşer immortala l’atmosfera di una fredda giornata di Dicembre passata in studio, il “1901”, lo studio di Serdar che è stato parzialmente bruciato dalle fiamme l’anno scorso.

In chiusura 1200 years ago è frutto dell’improvvisazione con Erkan Oğur. Armonie soavi e delicate nel dialogo tra chitarra e batteria che chiude un lavoro ricercato, ma che allo stesso tempo si rivela un album accessibile a tutti.




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