Un party punk con gli Atomvulkan Britz

Rumorosi e selvaggi, dall’attitudine do it yourself, gli Atomvulkan Britz sono un duo basso e batteria formato da Scary Gary Flanell e Sun Ra Bullock. Uno stile grezzo ed essenziale il loro, lo-fi quanto basta, basato su un suono distorto, carico di fuzz, espresso attraverso un mix non convenzionale di  noise, dub e new wave.

Dopo l’Ep di debutto Zarya, pubblicato nel 2019, il duo è tornato con il loro primo long play, Privilegoland, pubblicato su cassetta dall’etichetta di Gary, la John Steam Records, e in digitale tramite Edelfaul Recordings. Quattordici tracce di party punk lunatico e sbilenco così fuori di testa da pensare ad una presa per i fondelli da parte degli Atomvulkan Britz.

L’album si apre con il motivetto ossessivo di Atomvulkan Slits, un giro di basso suonato in loop, distorto all’inverosimile nella seconda parte alla quale si aggiungono i suoni dei campanacci della batteria per dare dinamismo e vitalità alla strumentale. Già con la seconda traccia il duo cambia tiro: Die Panke è un brano garage nel quale il basso viene suonato come una chitarra. Energia grezza  al servizio di sonorità malsane per una canzone dal sapore tarantiniano.

Ibuprofen è una miscela di noise e new wave, una pioggia di distorsioni avvolte da un’atmosfera tetra per un brano lento ed abrasivo. Con Fahrsthul Fahrn viene fuori la vera essenza dei Atomvulkan Britz: 35 secondi di urla disumane accompagnate da una batteria velocissima e un suono ruvido come nelle migliori tradizioni del punk più disturbante. Il duo conserva il meglio per il finale infilando di seguito tre brani, Dub Station, Sven Teng e Britz-Süd con i quali alzano l’asticella dell’album.  La prima delle tre mischia il dub alla Lee “Scratch” Perry col punk, la seconda trasforma il riddim di Sleng Teng in un brano corrosivo e distorto mentre l’ultima riprende la struttura del brano di apertura del disco chiudendo così il cerchio.

Privilegoland è un disco allucinato e allucinante, un album faticoso da ascoltare, vuoi per la troppa carne a cuocere, vuoi per le strutture dei brani spesso ripetitive. Nonostante ciò va apprezzata la creatività del duo nel tirar fuori quattordici tracce tutte musicalmente diverse, mosse dalla voglia di divertirsi e far festa, spesso suonate d’istinto solo per il piacere di farlo.




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