A Hum of Maybe: il diario privato di Apparat.
Avevamo lasciato Apparat addirittura sette anni fa con LP5 (2019), ultima uscita a suo nome (senza considerare il progetto Moderat con i Modeselektor). Se in quel contesto si poteva parlare della “svolta” ambient pop del musicista tedesco, stavolta le carte in tavola vanno nuovamente mescolate, com’è lecito aspettarsi da una discografia variegata come la sua. Lui stesso presenta il nuovo album, A Hum of Maybe, in uscita il 20 febbraio 2026 per Mute, come un disco pieno di incertezze, soprattutto personali, sin dal titolo, eloquente come poche altre volte.
Negli undici brani a colpire è proprio la capacità con cui Apparat riesce a mettersi a nudo, parlando del rapporto con la moglie e la figlia, dell’amore nei loro confronti, di come non sempre però tutto riesca a quadrare. Incertezze e fragilità escono fuori come in un diario privato, senza nascondersi, ma attraverso un comparto sonoro ricco di sfumature quante sono le emozioni espresse.
Giocando ancora una volta fra elettronica e un approccio da compositore classico, la stratificazione sonora è percepibile già dall’apertura affidata a Glimmerine, in cui la ricerca della melodia è il pretesto con cui (auto)analizzare proprio la figura genitoriale e il ruolo ad esso legata. L’Apparat più elettronico salta fuori nella successiva A Slow Collision, portando avanti una dinamica che prosegue per tutto l’album; ad esempio, al breve frammento strumentale di Gravity Test segue l’IDM ingentilita di Tilth in un intreccio vocale con K Á R Y Y N, fra i momenti migliori dell’album. E ancora, nella seconda parte, continua il viaggio personale ormai indirizzato: il climax della title-track, la giocosità inaspettata (e quasi malinconica) di Enough for Me, il ritorno ai glitch che abbracciano il pop in Lunes.
Coadiuvato da più musicisti, fra cui Philipp Johann Thimm (pianoforte, violoncello e chitarra) anche in veste di co-autore e co-produttore, Apparat dà vita a un disco sincero e ricco di spunti. In costante bilico fra musicista elettronico e (sempre più) autore di classica, stavolta la bilancia pende più sul secondo aspetto e non sempre i pezzi di A Hum of Maybe sembrano assorbire pienamente queste istanze. In altri momenti, invece, tutto sembra quadrare alla perfezione (An Echo Skips A Name rappresenta l’apice); ed è giusto così: non sono proprio le incertezze, i momenti di stasi e i saliscendi a far da protagonisti sin dal titolo?
Classe ’99, laureato in Lettere moderne e alla magistrale di Filologia moderna alla Federico II di Napoli.
La musica e il cinema le passioni di una vita, dalla nascita interista per passione e sofferenza.
