Ventura: la voglia di riscatto di Anderson .Paak

Una reazione di stupore generale ha colto addetti ai lavori e non all’annuncio di Anderson .Paak di un nuovo album in uscita a meno un anno dal precedente Oxnard. Si potrebbe pensare che siano state proprio le diverse critiche ricevute al suo ultimo lavoro a spronare il musicista statunitense, fra i talenti più cristallini della black music, a cercare una voglia di rivalsa e di riscatto, soprattutto cercando di tornare ai livelli straordinari di Malibu, il suo album consacrazione uscito nel 2016.

Le principali critiche ad Oxnard, che nonostante tutto si è dimostrato comunque un disco gradevole, erano due: non essere uscito completamente dai canoni dei lavori precedenti rimanendo ancorato in una comfort zone, e il fatto che Anderson fosse relegato ad un ruolo quasi secondario, visto il numero altissimo di collaborazioni e feat, alcune riuscite, altre meno.

Con Ventura, in uscita il 12 aprile, il Nostro è in cerca di una rivincita più personale che generale, visto che le sue doti non sono da mettere in discussione. E ci riesce, anche se a metà: Anderson è protagonista indiscusso, giganteggia su tutto e tutti mettendosi in luce, ma durante l’ascolto si ha l’impressione che in alcuni pezzi non voglia osare, trattenendosi troppo spesso.

Apre Come Home in feat con Andrè 3000, uno dei brani più ispirati dell’album, dove l’intreccio fra i due artisti funziona alla perfezione. Anche la successiva Make it Better, con uno Smokey Robinson in realtà un po’ in penombra, è un episodio gradevole, meno riuscita l’esplosiva e radiofonica Reachin’ 2 Much con Lalah Hathaway. Winners Circle è un bel connubio tra un potente ma mai invasivo bass slap e la voce sottile di Anderson, un esperimento che si ripete in parte nella più movimentata Chosen One, in feat con Sonyae Elise. Il singolo King James è un vero e proprio manifesto socio-ideologico, Twilight è una piacevole fusione fra beat incessanti, armonie eleganti e campionamenti d’atmosfera. Chiude il duetto What Can We Do? con un Nate Dogg particolarmente in forma.

Complessivamente, Ventura è sicuramente un passo in avanti rispetto ad Oxnard, ma manca in più occasioni una spinta tale da far decollare definitivamente l’album. Nonostante ciò, rimane un lavoro curato nei minimi dettagli e presenta svariate proposte degne di nota, messe in risalto da un Anderson .Paak molto ispirato. Forse non uno degli album dell’anno, ma sicuramente una proposta interessante.