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Alphabet: dall’etimologia ai paradigmi contemporanei

E’ un lavoro sinergico quello pubblicato lo scorso 15 novembre per la Noton Label da Nicolai Carsten (alias Alva Noto); ad affiancarlo (dopo Decade) il poeta e performer parigino Anne-James Chaton, al quale si devono i frammenti vocali e narranti dell’intero processo.

Partendo dal manoscritto Originum sive etymologiarum libri XX dell’arcivescovo spagnolo Isidoro di Siviglia (che ad oggi può considerarsi la prima enciclopedia della cultura occidentale), Alphabet si struttura per vie esplorative, estrapolando dalle combinazioni etimologiche della parola traduzioni sonore digitali.

La programmazione dei loop monosillabici indirizza il lavoro su di un piano di sottrazione lessicale; lo scopo è quello di riprodurre in forma sonora il meccanismo cognitivo che sta alla base del concepimento della parola, adoperando codici lessicali alla stregua di schemi ritmici.

Dall’arrangiamento di queste sequenze consegue un linguaggio nuovo che traduce il rapporto uomo-era in forma esoterica, arricchendosi di spoken word fantascientifico su densa stratificazione di droni e sperimentalismo ambientale. Scarne melodie e modulazioni digitali delimitano il sincopato looping vocale, articolandosi per tagli di frequenze e ipnotiche ripetizioni di numeri e lettere dell’alfabeto; in sovrapposizione campionature radiofoniche di miscellanea natura, dai codici militari d’emergenza alle mosse di una partita a scacchi, dai lanci di sonde spaziali alle combinazioni di versi in un sonetto.

Il sound design ne esce svuotato, prodotto in una forma elettronica statica che si intrappola in una serie di ciclici moduli ritmici. Le trame strumentali viaggiano tra corsi e ricorsi mai invasivi a supporto del puntiforme glitch, evaporando in scie techno e in atmosferici tappeti synth.

Alphabet è pura ricerca in bilico tra “poesia oggettiva e musica minimale”, ordinata attraverso parametri acustici inorganici e asfittici. Un disco che necessita di un’accurata dose di metabolizzazione, in virtù della sua natura prevalentemente performativa. A differenza dei precedenti lavori, è qui palpabile una certa forzatura nel costruire un’elettronica più estetica che concettuale; nondimeno si conferma come un lavoro unico nel suo genere.




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