1985, It’s only rock’n’roll

Dopo alcune collaborazioni di spessore Pietro Alessandro Alosi da Palermo, in arte semplicemente Alosi, esordisce con il suo primo disco, intitolato semplicemente 1985.

Dieci canzoni composte interamente da se, quaranta minuti circa di ascolto musicale complessivo, l’album del rocker siculo esce per La Tempesta Dischi / Khalisa Dischi. Interessi personali, scrive il nostro sui social, sono le canzoni e i rumori, affermazione che risulta perfettamente simmetrica, musicalmente parlando, rispetto ai contenuti dell’album che, al di là della pessima copertina, di Alosi medesimo mostra interamente il lato che maggiormente si lega alle asperità del rock ma anche le sensibilità e la dimestichezza con gli stilemi della canzone d’autore.

Detto questo aggiungiamo che le canzoni di 1985 sprizzano energia e sudore, passione genuina per il rock tipicamente italiano (difficile, tra i solchi, trovare riferimenti più o meno diretti con la musica anglosassone) e contenuti che scavano nell’intimo,  personalissimi,  presumibilmente derivanti dalla propria vicenda esistenziale. Alosi, peraltro, si dice convinto del buono stato in cui versa il rock di casa nostra: “Il rock”, sostiene, “in Italia è fatto da casi singoli, una vera e propria scena continua e duratura a livello nazionale non c’è mai stata. Non è mai stato neanche radiofonico e quindi è sempre stato fatto da nicchie più o meno vaste di pubblico. Ci sono però tanti artisti che meritano e quindi ti dirò il rock è vivo e sta bene”.

In effetti, canzoni come 1985, La mia vita in tre accordi, Imparare a cadere e Hotel testimoniano di una grande vitalità che ancora costituisce la cifra di molto del nostro rock  e si ascoltano volentieri. Niente di trascendentale, intendiamoci, e nulla di particolarmente originale, dal momento che l’album si adagia spesso e volentieri su canoni di rock italiano che conosciamo più che bene. Non abbiamo, d’altro canto, pretese di sorta: It’s only rock’n’roll…