Love, Death and Noise, il rumore che si crea tra l’amore e la morte, secondo Alberto Cipolla si chiama vita
Sono nato ascoltando musica. La musica è uno di miei primissimi ricordi: calda, piacevole, rassicurante, melodiosa. Sono cresciuto ascoltando musica. Lei è stata una fedele compagna, un’amica, per tutta la mia vita. Lo è tutt’ora.
Salvezza, gioia, dolore, la musica è stato uno dei mezzi fondamentali attraverso cui ho imparato a conoscere il mondo e le sue emozioni.
Dopo così tanto tempo è diventato sempre più difficile stupirsi, lasciarsi ammaliare, catturare, rapire sinceramente. Eppure ogni tanto c’è una melodia, un agglomerato di note, una combinazione di suoni che ravviva il fuoco, e quando capita, quando le mie orecchie riescono a percepirla, sorrido felice.
Love, Death and Noise di Alberto Cipolla è uno di quei dischi capaci di emozionarmi, di vibrarmi dentro e di accarezzare le mie orecchie. Sono fortunato a vivere in un momento in cui questo disco ha preso forma.
Alberto Cipolla è un musicista, compositore e produttore incredibilmente prolifico e apprezzato principalmente per il suo stile eccellente che viaggia balzando dalla musica classica a quella elettronica. Conosciuto per le sue collaborazioni in diverse formazioni come pianista e tastierista, e per la realizzazione delle colonne sonore di documentari e lungometraggi, la sua impronta musicale richiama da un lato lo stile minimalista sulla scia di Yann Tiersen o Ludovico Enaudi, e dall’altro uno stile epico tipico delle atmosfere nordeuropee dei Sigur Ròs o Mogwai in fusione al gusto per la musica classica.
Love, Death and Noise è un disco pensato e concepito durante il primo lockdown da COVID-19 e ruota intorno ai tre elementi che formano il titolo stesso dell’opera: l’amore e la morte, forze portanti di questa nostra realtà, e poi il rumore, inteso come il flusso di pensieri che inevitabilmente ci travolge quando siamo chiamati a confrontarci con le due forze precedentemente citate.
Le undici tracce che compongono Love, Death and Noise, hanno una loro coerenza interna ben precisa, e sembrano dividere il disco in due parti: una più scura, intima e cupa, ispirata alla tradizione neoclassica e folk, dove spadroneggiano il pianoforte e gli archi, creando una forma-canzone più intima, libera; e una più leggera, con un mood più energetico, che trae ispirazione da sonorità elettroniche e “indie” strizzando anche l’occhio al pop.
Ogni traccia racconta una storia, dipinge un’immagine nella mente affidandosi ai ricordi e ai sentimenti che è capace di risvegliare.
Love, Death and Noise si apre con gli archi di Love Theme, una melodia dolce, che sembra giungere da lontano, non da un altro mondo, ma da un ricordo di un inverno in riva al mare o sul pendio di una scogliera e che sembra voglia parlare di un amore lontano, oramai irraggiungibile. La seconda traccia Untitled 14, inserisce fin da subito un elemento inaspettato (dopo aver ascoltato il primo brano): la voce che oltre a narrare, fa da eco agli archi e ai synth e da base per il motivo centrale suonato al pianoforte. Con Takk inizia una sezione del disco dedicata alla morte, che proseguirà con le successive tre tracce. I “toni” si calmano, i tempi inizialmente rallentano, per poi giungere attraverso un imponente crescendo ad un apice di stampo classico. Con Funeral I – Prelude, ci immergiamo nel punto più cupo dell’intero disco con armonie che guardano a sonorità classiche tipiche dei primi anni del Novecento. Dei tre brani che hanno per tema il momento funebre, Prelude è il movimento introduttivo, seguito poi dalla marcia funebre vera e propria: Elegy for a forest. Si tratta del brano più spoglio del disco che vede la presenza esclusivamente del pianoforte e del quartetto d’archi, senza pad e synth. Qui, Alberto Cipolla, si mostra nella sua componente più classicamente influenzata. Diversamente, con House in flames, sesta traccia del disco, nuovamente si inseriscono elementi provenienti dall’emisfero dell’elettronica ed anche la voce torna con forza a marcare maggiormente la catarsi del momento: triste, epico, doloroso.
A partire dalla traccia centrale, A Dream Of Summer, i brani diventano via via sempre più luminosi e ripropongono, specularmente, tematiche, ispirazioni, temi e frasi musicali ascoltati in quelli precedenti. Qui in particolare la presenza della chitarra elettrica lega il brano ad un certo gusto indie-rock. Unica cover del disco, The Legend of Ashitaka è in origine un brano di Joe Hisaishi tratto dalla colonna sonora di Princess Mononoke di Hayao Miyazaki.
A Sprout of noise riprende il tema della morte, come per Takk, ma ribaltandolo: non più un tema cupo e triste da affrontare, ma qualcosa di luminoso come un nuovo inizio. Soul è un brano che sembra staccarsi totalmente dal resto del disco. Realizzato in collaborazione con Marco Guazzone, si presenta come una energica canzone d’amore: una festa per le orecchie e per il cuore che finalmente si sente leggero dopo tanto grigiore.
Star-crossed Lovers chiude il cerchio aperto con la prima traccia del disco, sia in termini di significato sia riprendendone esplicitamente il tema musicale principale. Il mood è, però, agli antipodi e la drammaticità di Love Theme è trasformata in qualcosa di quasi epico, alzando i bpm e con l’aiuto di cassa e basso in levare.
Ogni traccia di Love, Death and Noise racconta una storia da scoprire e leggere tra le note, tra le modulazioni di suoni e i cambi di ritmo. Una storia che parla di vita, di morte, di gioia e di dolore, di nostalgia e di amore. Nel mezzo di ogni racconto, di ogni sensazione c’è un punto fermo: il suono, il rumore, la musica, che riempie la mente interpretando ciò che il cuore prova.
Love, Death and Noise è un disco complesso, elaborato, ricercato, ma non in senso pacchiano, non con freddo calcolo, bensì con cura e delicatezza, con saggezza e competenza. Una chicca, una piccola perla che brilla riflettendo il sole, in un mare vastissimo di gocce simili tra loro.
Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Proprietario di Arcanum Fumetteria. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.
