Mitochondria: il racconto di una serata ritrovata

La storia della musica è ricca di dischi dalla pubblicazione travagliata, spesso tardiva e dalla ricostruzione filologica impegnativa. Fra questi casi c’è sicuramente Mitochondria, in uscita il 21 gennaio 2022 per Trost Records, ma registrato nel 1986 durante una reunion fra Akira Sakata (sax) e Takeo Moriyama (batteria). I due, infatti, avevano collaborato dal 1972 al 1975 nel progetto Yosuke Yamashita Trio e da allora sono diventati due figure istituzionali del jazz d’avanguardia giapponese.

Solo oggi, dunque, è possibile apprezzare l’ora e mezza di quel concerto, rimasto al buio per decenni. Un’opera di restauro e di riscoperta che però non intacca la potenza sonora del live originale. L’inizio è affidato al sax di Sakata che si concede sette minuti di libertà nei fiati liberi di Archezoa, mentre dal brano successivo, la title-track, ha inizio un connubio inossidabile fra i due strumenti, che nel pezzo in questione assumono un sound frenetico e schizofrenico che rimane costante fino all’assolo di batteria finale, preludio di quanto si ascolta in Satsuki, nove minuti abbondanti in cui Moriyama porta ai limiti il suo strumento, fra percussioni sfrenate, momenti di stasi e riprese repentine.

Non ci sono attimi di pausa, né i musicisti sembrano voler abbassare i toni nella parte centrale del live, quando Ghosts e Chiasma alzano ulteriormente l’asticella regalando al pubblico una performance sfiancante ed intensa, che vale applausi costanti anche prima della fine dei brani. In chiusura, Wann Kann Ich Sie Wiedersehen è una lunga cavalcata di quasi un quarto d’ora che cresce costantemente nel corso del minutaggio, fino al climax finale ad alto tasso emotivo.

Mitochondria è il resoconto di un’importante serata nella scena d’avanguardia giapponese degli anni ’80 ed è una piccola gemma rimasta nascosta troppo a lungo. Sakata & Moriyama non si risparmiano durante l’intera performance ed hanno la capacità di seguirsi costantemente ma allo stesso tempo di rimanere entrambi liberi di spingere i propri strumenti ai limiti estremi.




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