The Earth Grew Uncertaain: viaggio verso un’altra dimensione

Membro attivo della scena musicale islandese,  Sindri Bjarnason racchiude un’innumerevole quantità di influenze all’interno della sua esperienza musicale. Se con i gruppi Logn e World Narcosis aveva esplorato i mondi del grindcore, del crust punk e del powerviolence, di tutt’altra fattura è il suo primo album solista, The Earth Grew Uncertain, in uscita il 18 giugno 2021 per Why Not? Records.

Un lavoro che testimonia l’estrema versatilità dell’islandese, che, pur non lasciando da parte il suo rapporto con il mondo della musica estrema, adesso si lascia trasportare dall’elettronica, dal’ambient, dall’IDM e dal glitch.

Una vera e propria collisione fra mondi apparentemente lontani, ma che ritrovano un filo conduttore ben evidente sin dal primo brano, You’re Not Confronting, che racchiude sia la frenetica brevità del grind, sia l’estremizzazione sonora di un album dalla forte carica sperimentale.

L’oscurità imperversa in Not Particularly Passionate, un mantra IDM dai contorni space, in cui Ægir trasmette tutte le sue inquietudini ed ansie. L’atmosfera si rilassa ed assume contorni prima ambient e poi da clubbing nella successiva He Is So Timid, che gioca a metà fra le sonorità extra-terrene dei Tangerine Dream e i ritmi degli Orbital, prima di esplodere definitivamente in un climax indiavolato.

His Eyes Are Wet, He Speaks Slowly vive di glitch trascinanti, un flusso musicale dai contorni mutevoli e non definiti, mentre Forgetting That It Could Kill Me si lascia permeare per tutta la sua durata da un sound urticante e spigoloso, rappresentando uno dei momenti più intriganti dell’album.

Menzione necessaria per With a Sense of Rapture, il cui sound alienante e cosmico confeziona il brano più disturbante ed estraniante del lotto: la sensazione è quella di essere appena saliti su un razzo che conduce verso un’altra dimensione.

The Earth Grew Uncertain è la dichiarazione coraggiosa di Ægir, che lascia da parte le etichette e dà vita ad un album fortemente eterogeneo, ricco di diversi spunti. Non sempre questo mix funziona, ed a volte la spersonalizzazione prevale, ma è innegabile la cura complessiva che sta alla base di un lavoro di questo tipo, costantemente in bilico fra sonorità differenti.




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