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Aaron Turner: il linguaggio sperimentale della chitarra

Figura cardine in ambito post-metal, l’ex cantante e chitarrista degli Isis Aaron Turner negli ultimi dieci anni si è concentrato maggiormente sull’improvvisazione e sulla sperimentazione, dimostrando di essere un musicista versatile e curioso, tanto da esplorare liberamente generi diversi. Non importa che si tratti di ambient, sludge metal, noise o punk rock, Turner approfondisce le possibilità timbriche della chitarra elettrica andando oltre i limiti dettati dai generi.

Dopo le due ottime prove affiancato rispettivamente da Daniel Menche (Nox) e Tashi Dorji (Turn! Turn! Turn!) e due Ep usciti nel 2019 (Repression’s Blossom e Interminale Conniption), finalmente con To Speak, rilasciato il 3 giugno 2022 da Trost Records, Turner pubblica il suo primo disco solista.

Nelle sette tracce di To Speak il nostro utilizza una chitarra baritono con manico in alluminio e degli amplificatori valvolari, il suono della chitarra utilizzata come sorgente sonora viene spesso stravolto rendendolo irriconoscibile, ottenendo così brani che variano in termini di timbro, volatilità e volume nonostante siano radicate nelle stesse un principio di puro espressionismo.

In apertura con Firelight, Turner crea un lungo drone metallico puntellandolo con note dissonanti e distorsioni.  Ne deriva un ambiente sonoro ronzante carico di tensione, una strumentale astratta con la quale il nostro esplora le possibilità timbriche della chitarra.

A seguire in BrittleExpectancy Turner porta all’esasperazione le distorsioni creando un senso di oppressione nell’ascoltatore, un continuo alternarsi tra suono pulito e suono sporco, ricco di feedback e rumori sinistri fa si che la traccia non risulti mai statica.

Con An Unpleasant Gravity Turner si affaccia alla musica concreta tirando fuori dai suoni della chitarra una  narrazione nichilista data dalle corde grattate, dai feedback lancinanti e dalle esplosioni di rumore che generano un muro di suono invalicabile.

Un ritorno alle origini invece per la title track, un suono pesante e lento, plumbeo, costellato da repentine esplosioni. La potenza sonora ereditata dal metal si fonde con l’inquietante tensione derivante dal drone per un brano dalla trama impenetrabile e oscura.

Composto da  momenti disturbanti e disturbati, To Speak è incline ad un sound rarefatto, sicuramente non godibile per tutti, un progetto estremamente ricercato e libero da qualsiasi vincolo di genere.




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