a/lpaca: un ipnotico esordio psych 

Make It Better è l’album d’esordio degli a/lpaca, uscito il 19 marzo 2021 per plurime etichette dallo sguardo international.

Gli a/Ipaca hanno creato nove tracce mordenti e psicotiche formate dalla mescolanza di più stili e generi: psych rock che strizza l’occhio al moderno stoner “stile Oh Sees” ma anche kraut-rock teutonico dai rimembri seventies.

Un esordio, per così dire, maturo, consapevole, ben preordinato al raggiungimento di uno scopo! ‘Farlo bene’ anzi Make it Better, una dichiarazione d’intenti ripetuta imperterritamente per sei minuti nella traccia omonima, nonché singolo.

Inept mi ha seriamente causato un brivido lungo la schiena: il riff iniziale ricorda una impercettibile Waiting Room d’altri tempi.

L’impressione è di trovarsi dinanzi ad un gruppo del medesimo filone fugaziano ma con proprie peculiarità da non sottovalutare. In primis, l’utilizzo dell’elettronica a tempi alterni che fa da sfondo a basso, chitarra e voce. Le tastiere, inoltre, sono un quid pluris  non secondario che dipingono tratteggi sonori dal savaeur ghotic.

Strano a dirsi? (oppure dovremmo solo smetterla di sottovalutarci!) ma la band proviene da Mantova!

Il disco è stato registrato nel corso del 2020 da Davide Chiari presso La Buca Recording Studio di Montichiari, ma il potenziale è stato notato anche all’estero. Non a caso l’album è stato pubblicato in vinile, CD, musicassetta e digitale per We Were Never Being Boring Collective (Italia, USA), Sulatron Records (Germania) e Sour Grapes Records (UK).

Christian Bindelli alla voce e alla chitarra, Andrea Verrastro al basso, Andrea Fantuzzi alle tastiere e Andrea Sordi alla batteria si dimostrano capaci di incendiare un sound ossessivo dai richiami tribali. Un album che si svolge in un immaginario Beat Club che è al tempo stesso luogo di liberazione, divertimento, aggregazione e che ha dato anche titolo al singolo all’apripista della tracklist.

Un gruppo che trova il suo esordio nel 2021: un’epoca di cambiamento – oggettivo – e specialmente soggettivo, i giovani musicisti si ritrovano, infatti, nel bel mezzo della transizione gioventù-età adulta. È il momento in cui si prende coscienza delle proprie responsabilità, ma perché non provare a fare della propria passione un mestiere?

Proprio per questo i quattro hanno imbracciato gli strumenti scrollandosi di dosso tutte le paranoie. L’unico rifugio? La musica, tra l’altro, i-r-r-e-s-i-s-t-i-b-i-l-e!




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