Il surrealismo comico di Aurélien Bernard in 3 South & Banana

Un naso spigoloso sorregge degli occhiali rotondi dalle lenti vorticose. Ecco il cappellaio matto 3 South & Banana aka Aurèlien Bernard: cantante, compositore, polistrumentista e produttore francese.

Il debut album, self-titled, viene pubblicato il 10 aprile 2020, per la Some Other Planet Records.

Noi italiani certamente ricorderemo i gruppi Iovadoinmessico e Cairobi, ebbene Aurèlian proviene da quelle famose esperienze ed ha voluto anche lui, autore di talento, cimentarsi in un progetto in solo.

3 South & Banana si esibisce live con una band multimediale/virtuale ed allude in maniera evidente ad alcuni anticonformisti musicali come David Byrne.

Questo nuovo debut ha un sapore multiforme: tanti gli umori che si accavallano nel corso delle undici tracce, mai similari tra loro, se non nell’elemento comune dell’inglese dal forte accento francese (che io trovo molto carino!). Lo stesso moniker, con la quale ha voluto titolare l’album, proviene da un’equivoco linguistico alquanto comico in un dialogo tra amici.

L’ispirazione musicale va dalla psichedelia surrealista del compositore giapponese Shintaro Sakamoto e del cantautore Ariel Pink mescolati con la classica canzone pop scritta da artisti del calibro di Kinks e di Syd Barret. 

Di Barrettiana memoria, è senza alcun dubbio, la traccia iniziale, che ben si associa a caldi pomeriggi primaverili, prati verdeggianti e voglia di togliersi di dosso tre strati di vestiti.

L’ironia è qui di casa, il singolo BlaBlaBla  risponde in tal senso, tra synth in modalità alien ed arpeggi dal sound pop-psychedelico, impostazione che ritorna in KittyKatKatHappyBadSad dall’elegante downtempo.

Non manca anche uno spezzone squisitamente strumentale, Intermission, che suona come una ballad blues tra harmonizer extraterrestri.

Il ritorno alla lingua madre doveva essere, per forza di cose, una via scontata: Bâtons Mêlés e Avec Le Cœur tracce cantate in francese, sono immerse in un’atmosfera malinconica e scandita lentamente, tra pause riflessive e sempre più veloci. Qui si nota come l’autore sia prettamente a suo agio, in una sorta di comfort-zone in cui sentirsi esclusivamente se stessi.

Un debutto che sa di album che consacra una carriera, ma immagino che tanta altra acqua scorrerà sotto i suoi piedi, d’altronde, non è che l’inizio.




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